[56]. Ma. 12203, fol. 24 d.

[57]. Impiega, parlando di lui, espressioni realmente adoperate per Coradin nel testo che egli segue: «Lycoredis fel estoit et de put aire et mout haoit crestiens» (Ernoul, p. 357); «Cil Lycoredis estoit mout fel et tant haoit crestienté que a paines pooit il veoir crestiens» (ms. 12203, fol. 24 d).

[58]. Parrebbe talvolta risalire a un manoscritto migliore dei nostri. Il signor di Mas Latrie non indica varianti per il brano d'Ernoul (p. 114) che fa di Girardo di Ridefort, piú tardi padrone del Tempio, un clerc di Fiandra; ma bisogna certamente leggere chevalier, come dà la nostra cronaca (v. Hist. occ. des croisades, vol. II, p. 50). Qua e là forse vi sarebbe, ma con una grande prudenza, da spigolare nella Chronique d'outre mer qualche particolarità autentica, che non si trova negli altri manoscritti.

[59]. Piú innanzi, pp. 21-22.

[60]. Aumarie è la forma francese del nome della città d'Almeria in Spagna, la quale fu per lungo tempo la sede del reame dei Mori. È probabile che il nostro narratore impieghi qui il nome d'Aumarie senza sapere precisamente ciò che rappresenti, come hanno fatto altri romanzieri del Medio Evo.

[61]. Modifico alquanto il testo dell'edizione Moland e d'Héricault con l'aiuto di quello del Méon (v. la nota seguente).

[62]. Questo romanzo è stato pubblicato due volte: dal Méon, secondo il ms. fr. 26462, nel vol. I del suo Nouveau Recueil de fabliaux et contes e dai signori Moland e d'Héricault, nelle loro Nouvelles françoises du XIII siècle (1866), sui due mss. della Chronique d'outre mer che lo contengono. Quantunque il ms. 25462 sia fortemente compendiato, contiene talvolta dei passi che mancano nell'altra redazione, e una edizione critica dovrebbe tenerne conto.

[63]. Il Journal des Savants d'allora sospettò la sincerità del traduttore (anonimo del resto) e dubitò dell'esistenza del «vieux manuscrit gaulois», ch'egli allegava. P. Paris ha dimostrato (Mss. fr., VI, 132; Hist. litt., XXI, 632) come fossero poco fondati questi sospetti, spesso ripetuti in seguito.

[64]. Édèle, maritata suo malgrado a Enguerrand di Saint-Valery, è rapita da Tebaldo di Guines (che sostituisce i briganti), ma liberata a tempo dal fedele Éberard d'Amiens; ella non pensa a uccidere il marito e lo libera da sotto il cavallo, che cadendo gli aveva impedito di muoversi. Ma Enguerrand sospetta di lei e suo padre l'abbandona in alto mare in un battello senza ormeggi. Ella è incontrata da Éberard che la conduce a terra. Durante questo tempo Enguerrand e Tommaso vengono a duello, si uccidono a vicenda e Édèle sposa Éberard. Niente di piú assurdo. Il romanzo del Vignacourt è riassunto nella Bibliothèque des romans (luglio 1778).

[65]. Se ne trova un sunto nella Bibliothèque des romans (dicembre 1776).