Il sultano non si trovò tuttavia sempre ridotto in amore a un'ammirazione cosí platonica. Noi non conosciamo diversamente la storia cui fa allusione il commento di Dante che va sotto il nome dell'Ottimo: «E amò per amore la reina di Cipri».[98] Però si è già visto piú avanti ciò che racconta Jean d'Avesnes, secondo il poema spesso citato del secolo XIV, circa i suoi amori con la regina di Francia, moglie di Filippo II. Cominciati in Francia, questi amori, nel seguito del romanzo sono continuati in Siria, quando la regina, avendo accompagnato lo sposo, si trova con lui in Acri assediata da Saladino. Dall'alto dei bastioni essa ammira le prodezze del soldano, e avendo costui abbandonato l'assedio per rientrare in Gerusalemme, essa per rivederlo concepisce un piano ingegnoso. Persuade il re, «qui pour sa grant beaulté estoit d'elle comme tout affollé» che ha ricevuto in sogno da Dio la missione di convertire il soldano. «Le roy, doubtant de couroucher Dieu, et pensant que les menchonges de sa femme fussent véritables, conclud entre ses hommes qu'il la lairroit ceste chose esprouver, moiennant bon et seur sauf conduit, avoec certaine guide de quelqu'un des plus vaillans de sa compagnie».[99] Saladino accorda volentieri il salvacondotto e si stabilisce che Chauvigni (cioè Andrea di Chauvigni, uno dei principali eroi della terza crociata) l'accompagni, «ce dont la royne fu moult desplaisante, car elle sçavoit bien que Chauvigni de sa nature douteus estoit». Non s'ingannava, perché il bravo Chauvigni, vedendo la maniera con la quale Saladino accoglieva la bella visitatrice, risolse di non lasciarla sola con lui; dopo qualche tempo d'una penosa sorveglianza, di cui Saladino si sarebbe sbarazzato con la forza se non avesse rispettato il salvacondotto da lui rilasciato, Chauvigni esortò la regina a porre termine prontamente al suo negozio e a ritornare in Acri con lui; però essa lo ricevette malissimo: «Vous perdez vostre langage, Chauvigny; car cy m'avez amenee a vostre adventure, laquelle vous vaille s'elle vous peut valoir... Je suy venue pour besongnier avoec Saladin... si ne me partiray d'icy tant que ma voulenté auray acomplie, deusse je perdre vostre compaignie, de laquelle je suis trop mal contempte». Chauvigni prende allora questa risoluzioni: fa abbandonare Gerusalemme da tutti i suoi, e ritorna solo, armato della sua spada e montato sul suo cavallo, davanti al palazzo di Saladino. Il soldano e la regina conversano in questo momento a una finestra; Chauvigni s'avvicina e chiede alla regina se può dirle qualche parola in secreto, perché sta per partire e desidera trasmettere al re le parole stesse della dama che devono servirgli di giustificazione, se si vuol punirlo d'aver male eseguito la consegna. Ella discende: Chauvigni finge di volerle parlare all'orecchio, e, impadronendosi di lei vigorosamente, «il la troussa devant luy et picqua le bon cheval atout la dame, qui si hault s'escria que bien l'entendy Salhadin, si s'advisa Chauvigny en courant de tirer son espee, et ad ce que la dame ne soy remuast trop fort tellement luy feit paour qu'elle se laissa manier et emporter comme ung bouchier emporte davant soy une brebis». Saladino si pone ad inseguirlo, ma non può raggiungerlo, e rientra afflittissimo in Gerusalemme. Chauvigni ritorna in Acri e ripone la regina nelle mani di Filippo, «soy deschargeant d'elle, et racomptant ses fais et son adventure, et comme elle avoit voulu demourer avec Salhadin. Dont le roy fu moult marry sur la royne, mais il ne la voult pugnir de son meffait, ançois la renvoya au roy d'Arragon son pere, renonçant a la compaignie d'icelle par les excusacions de sa vie oultrageuse et de la male voulenté qu'elle avoit eue de vouloir converser avec les Turcs. Si fut d'elle tant mal contempt le roy son pere que, comme dit l'istoire, il en feit justice, et contempta le roy Philippe et les nobles barons de France par la pugnicion qu'il feit d'elle... Si se taist atant le compte de la fin de la royne». Il romanzo non ci dice dunque in qual modo il re d'Aragona fece giustizia della colpevole figlia sua; esso ha qui attenuato il racconto dell'antico poema: nel quale, dopo uno di quegli esordi che ci permettono di ricostituire in parte le rame che non ci sono pervenute, era indicato esplicitamente il supplizio della regina, la quale fu bruciata: io vi parlerò, dice il poeta, di Salehadin,

Qu'au tournoi a Chambrai enama la roïne

Qu'en Arragone fu arse en un fu d'espine:

Par le bon Chauveigni en sot on la couvine.[100]

Questa singolare storia non è che il rinnovamento amplificato d'un racconto piú antico, che si trova tra quelli del «Ménestrel de Reims»; solamente in questo si tratta non della moglie di Filippo II, ma di quella di Luigi VII, che è esattamente chiamata col suo nome Aliénor o Éliénor. Secondo il narratore del secolo XIII, Luigi era con sua moglie a Sur, la sola fortezza che i cristiani possedessero allora in Siria, dove non faceva che «le sien despendre», non osando dar battaglia a Saladino. La regina prende a disprezzare suo marito, «et ele oï parler de la bonté et de la prouece et du sens et de la largece Salehadin, si l'enama durement en son cuer». Trova il mezzo d'intendersela con lui, il quale le manda una galea che deve condurla via. Una notte, discende da una postierla, portando con sé due scrigni pieni d'oro e d'argento, allorché una delle sue damigelle va a trovare il re, che dormiva, e lo sveglia dicendogli: «Sire, malement est; ma deme s'en vuet aler en Escaloigne a Salehadin, et la galee est au port qui l'atent. Pour Dieu, Sire, hastez vous!» Il re si veste in fretta e discende al porto: «Il trouva la roïne qui estoit ja d'un pié en la galee, et la prent par la main et la ramainne arriere en sa chambre....». Le domanda allora perché ha concepito un tal disegno: «En nom Dieu, dist la roïne, pour vostre mauvestié, car vous ne valez pas une pomme pourrie. Et j'ai tant de bien oï dire de Salehadin que je l'aim mieuz que vous». Il re la fa sorvegliare, e, ritornato in Francia, si contenta di ripudiarla; ma, nota assai giudiziosamente il narratore, «si fist que fous: mieuz venist l'avoir emmuree, si li demourast sa grant terre, et ne fussent pas avenu li mal qui en avinrent».[101] Si sa che la condotta di Aliénor in Terra Santa fu infatti uno dei principali motivi, i quali furon causa del suo divorzio con Luigi VII; però è certo che, se essa peccò, non fu, anche d'intenzione, con Saladino, che era allora un fanciullo. Si può vedere abbastanza bene come si sia formata la leggenda. Si sa che in realtà Luigi VII e sua moglie, dopo il disastro sofferto dai crociati nell'Asia Minore, si stabilirono non a Sur, ma ad Antiochia. Aliénor, che si lamentava d'aver per marito un monaco e non un re, fu durante questo soggiorno estremamente leggera, per non dire di piú, specialmente col principe d'Antiochia, Raimondo, quantunque fosse suo zio paterno. Essa lo preferiva grandemente a suo marito, e sembrava avesse concepito il disegno di restare sempre con lui, tanto che il re fu obbligato di menarla via di nottetempo sopra un vascello fino ad Acri; rientrato in Francia, egli divorziò sotto pretesto di parentela. Tutto ciò si trasformò a poco a poco nell'imaginazione popolare. Anche al principe d'Antiochia si riferisce, in una versione che ci ha conservato una cronaca spesso citata per gli elementi romanzeschi che ha ammessi,[102] il tentativo di evasione d'Aliénor; però esso è già raccontato quasi come dal Ménestrel: «La royne Alienor, qui estoit femme, moult diverse, fiere et haultaine, ot grant desdaing que le roy ne faisoit la requeste du prince.[103] Et mist le prince en tel point la royne qu'elle volt laisser le roy, et se cuida embler de luy, et fist secretement trousser ses besoignes et cuida entrer en mer sans le seu du roy; mais elle fut prinse et amenee au roy, qui lui demanda ou elle vouloit aller[104] et pour quoy elle part sans son sceu. Et quand elle vit que il failloit que aucune chose respondist.... fierement respondy et par grant orgueil que voirement le voulloit laisser pour sa grande lascheté et couardie».[105] Ciò però non doveva bastare. Essa aveva voluto restare con un uomo del paese: la colpa si rese piú grave supponendo che fosse un infedele quegli che aveva amato. Una cronaca latina del secolo XIII aveva già detto: «Praefata regina regem in pluribus graviter offendit, in hoc vero gravissime quod regem clam relinquere machinans cuidam Turco adhaerere voluit».[106] Nelle Chroniques de Flandres, redatte nel secolo XIV, questo Turco, diventa il soldano di Babilonia, e tutta la località è cambiata: «Pendant le temps de celluy siege (di Escalona) advint une trop grant merveille. Car la royne de France, qui avoit séjourné a Triple ung espace tandis que le roy avoit esté devant Damas, avoit tant fait devers le souldan de Babiloine qu'elle devoit aler aveuc luy; mais le roy en fut adverty, luy estant au siege devant Escaloine. Lors s'en party le roy moult hastivement, et chevaucha toute la nuyt tant qu'il vint a Triple, si trouva la royne qui estoit ja venue jusques a la gallee pour entrer ens. Adont il prist la royne et l'en ramena».[107] Era naturale che questo Turco, che questo «souldan» divenisse Saladino, perché nel secolo XIII la gloria di Saladino era sí grande, che, dal momento che si trattava di un Saraceno ragguardevole per qualche cosa di straordinario, si pensasse a lui. Cosí si formò il racconto, che il Ménestrel de Reims ci offre con la sua ingenuità e la sua vivacità ordinarie,[108] del quale però non ha inventato alcun tratto essenziale.[109] Quanto al poeta del secolo XIV, non è certamente per un debito d'esattezza storica che ha fatto della regina di Francia innamorata di Saladino, la moglie di Filippo II e non di Luigi VII; infatti egli non evita l'anacronismo se non per cadere in un errore non meno grave, dacché Filippo era vedovo a tempo della crociata. Ha fatto semplicemente rientrare l'aneddoto che voleva adoperare nel quadro generale del suo poema, in cui Filippo di Francia e Riccardo d'Inghilterra sono, come nella storia, gli avversari di Saladino. Inoltre egli ha dato al racconto della mancata fuga della regina, che imitava, trasformandolo, da una novella relativa ad Aliénor, un prologo, il quale ci fa assistere in Francia all'esordio dei suoi amori con Saladino, e che è tutto intero di sua invenzione. Ciò era assai naturale; quello che sorprende di piú è di vedere sino ai nostri giorni degli storici seri parlare degli amori d'Aliénor con «un giovane Saraceno», con «un Turco battezzato col nome di Saladino», con «un buffone chiamato Saladino», ecc.[110] Quanto tempo è stato necessario perché la critica entrasse, nella storia, in pieno possesso dei suoi diritti!

VI

Accanto a tutte queste narrazioni che fanno di Saladino un cavaliere, un mezzo cristiano, un mezzo francese, un viaggiatore, un cortese amante, ossia tutto ciò che non fu, sarebbe inverosimile che non ve ne fosse qualcuna che ce lo mostrasse almeno approssimativamente, tal quale fu, il nemico spesso generoso, ma costante, dei Cristiani. Tuttavia il ricordo leggendario ha conservato poche tracce di ciò che costituisce il fondo vero della storia del conquistatore di Gerusalemme, dell'avversario di Filippo e di Riccardo.

Alcune tradizioni, che sono ancora per metà storiche e che del resto lo concernono indirettamente, ci rappresentano la sua vittoria su Guido di Lusignano come dovuta al tradimento di parecchi grandi vassalli di quest'ultimo, e specialmente di Raimondo di Tripoli o Triple. Il Ménestrel di Reims ci racconta che i principali traditori, insieme col conte di Triple, erano «le marchis de Montferrat, le seigneur de Baru, le seigneur de Saiete, le bau (balio, governatore) d'Escaloigne» (§ 40).[111] Il poema del Pas Salhadin, del quale parleremo presto, trasforma questi nomi, buttati giú un poco a caso, nel modo piú bizzarro:

Des traïtres faus losengiers

Li quens de Tribles fu premiers,