in tigrè (Mensa): «voggre».

in tigrigna «aule o aulea».

in amarigna «vóghera».

Il legno di ulivo selvatico dell’Eritrea rappresenta la principale ricchezza del paese quale oggi è. Colla breve distanza dalla costa, essendo i boschi di ulivi più vicini a Gheleb lontani appena 40 chilometri dal mare, la possibilità di una esportazione per l’Europa si presenta alla vista con tutta serietà. Il legno di ulivo selvatico dell’Abissinia si distingue da quello di Europa per il colore molto chiaro, quasi bianco e per maggiore pesantezza e durezza. I carpentieri italiani i quali per i ponti stradali sul Dancollo, hanno sgrossato fusti di 4 metri di lunghezza, mi dicevano che il legno di ulivo europeo è assai più facile a lavorarsi e che in Italia nessuna specie di legno presenta così grande resistenza.

Questo legno merita d’essere messo in opera per lavori di intaglio. Negli opifici europei di macchine agricole, di artiglieria ed altro saranno bene accolti ceppi e tavole di circa mezzo metro di diametro e di 4-5 metri di lunghezza, e che sarebbe difficile ottenere uguali in altri paesi e ad un prezzo inferiore all’ulivo selvatico dell’Eritrea.

Il legno è di tale resistenza, che i tronchi morti si mantengono eretti per lunghi anni, come si può osservare in modo sorprendente nelle vicinanze di Ghinda.

18. Canthium Schimperianum H.(Rubiaceae)

in tigrigna «zahak».

in tigrè (Mensa) «atjázallah».

Quest’albero diffuso nei boschi lungo il pendio orientale dell’Eritrea, tra i 1000 e 2000 metri, somministra agli Abissini un legno pregiato per la costruzione degli aratri.