Il nome di Lalla fu accolto con favore, e la piccola duchessina fu tirata di qua è di là dalle fanciulle che se la contendevano e che pian pianino, una dopo l'altra, dentro l'orecchio, sotto voce, nascondendosi la bocca dietro la mano, le confidavano il nome del proprio sposo, meno la biondina dal naso all'insù, che dichiarava apertamente di restar fedele al tenentino Pippoli. Lalla, indifferente dopo ascoltata la prima confessione, alla quale sorrise, alla terza fece un atto di meraviglia, alla quarta non seppe più contenersi e dopo l'ultima divenne pensosa.

Tutte le compagne la guardavano stupefatte senza capire, mentre Lalla le fissava seria e muta.

—E dunque?—chiese la Giulia.

—Ma parla!

—Che hai?

—Vuoi rispondere, sì o no?

—Parlerò, e sarà sempre troppo presto.

—Insomma, vuoi spiegarti?

Lalla, lentamente, pronunciò un nome. Le fanciulle si guardarono tra loro, s'intesero, senza dir motto, e dopo di essersi tenute il broncio per un momento, proruppero in una grande risata.

Nelle confidenze delle sue amiche, Lalla non aveva udito che un solo nome; tutte insieme, e senza saperlo, avevano scelto lo stesso sposo: il conte Giorgio Della Valle.