—Non c'è altro da fare in questo frangente, che raccomandarsi alla sorte,—esclamò Giulia. Era sempre lei quella delle proposte.—Mettiamo tutti i nostri nomi in un'urna, come nel Ballo in maschera, e il primo estratto diventerà la contessa Della Valle.

—No,—obbiettò Lalla, senza ridere.—. Sacrificatevi tutte a un modo e cedetelo a me.

—A te? No, no!

—Nemmeno, per sogno!

—Sentite; io non l'ho scelto, per cui non sono una rivale, e non avrete la mortificazione di prendervi un marito destinato dalla sorte.

—Te?… Che cosa vuoi che ne faccia di te? Sei nata ieri!

—È un difetto a cui sarà rimediato domani.

—Bella pretesa!—disse Giulia, pavoneggiandosi coll'alta persona, che primeggiava.—Sei tanto piccola che per darti un bacio dovrebbe tirarti su colla carrucola!—E la duchessina divenne allora lo zimbello di tutte le ragazze che la tormentarono con un accanimento feroce, per quanto fosse da burla. Ella però le lasciò dire sorridendo e sopportando le cattiverie delle amiche senza punto arrabbiarsi; ma anche dopo finito il giuoco, rimase sopra pensiero: l'incidente le aveva fatto un'impressione vivissima.

Essa cominciò a guardare con grande attenzione quell'uomo singolarissimo che aveva ferito la fantasia di tutte le sue compagne: lo trovò piacente, lo vide cercato da tutti e accarezzato, mentre attorno al suo nome crescevano il rispetto e l'ammirazione. Egli era ricco, i Della Valle per condizione sociale valevano bene i d'Eleda…

—Come la Giulia rimarrebbe attonita—pensava Lalla—come si arrabbierebbe, se io riuscissi a farmi sposare davvero! L'impresa non era facile; ma la duchessina si sentiva istigata a tentarla… e la tentò.