Subito, appena entrata nell'ambiente suo naturale, Lalla aveva cominciato a non sentir più altro che disgusto per il primo amoretto di Santo Fiore. Sandro scapitava troppo in confronto degli eleganti giovinotti che la circondavano, e la fanciulla, dimenticando di essere stata lei a volerlo a' suoi piedi, faceva ormai pesare sull'amante il pentimento che, nell'interno suo, già sentiva spuntare per la propria debolezza. Ricordava come altrettante offese, offese che l'avrebbero avvilita mortalmente agli occhi della società, le carezze, le promesse, le parole d'amore del povero contadinello che, in tal modo, era diventato per lei una memoria uggiosa e persino odiosa.
Prima di partire, la duchessina si era fatta promettere da Sandro che questi manderebbe una sua lettera, ogni settimana, alla Nena; la Nena, che non sapeva leggere lo scritto, si sarebbe rivolta alla padroncina, la quale, in tal modo, avrebbe avuto notizie del giovinotto e avrebbe potuto leggere fra le righe ciò che riguardava lei solamente. E allo stesso modo senza compromettersi, cioè sempre col mezzo e col nome della Nena, essa gli avrebbe anche risposto. E gli rispose infatti, una volta nei primissimi giorni, ma volle che la Nena firmasse la lettera:
—Tant'e tanto, il tuo nome lo sai tirar giù!
La Nena, senza un sospetto al mondo, si prestava di buon animo alla gherminella, e cominciava anzi a sperare che il filodrammatico avesse del tenero per lei: cosa che le dava una grande smania, e le metteva il diavolo addosso, perchè quel giovanotto le era sempre piaciuto, e piaciuto assai.
L'ultima lettera del Frascolini era capitata col timbro di Venezia. Sandro s'era messo con suo cugino; ma per il commercio, scriveva, non si sentiva inclinato.—Aveva troppa poesia nella mente e nel cuore; no, non poteva stentar la vita chiuso tutto il santo giorno in uno stambugio oscuro, senz'aria e senza luce. Oh! come il mondo era diverso da quello ch'egli si foggiava passeggiando sulle verdi praterie di Santo Fiore! Quanti ostacoli da rimuovere; quante angoscie, fino allora ignorate! A quel modo si sarebbe intisichito sul libro mastro prima di raggiungere il suo scopo, prima di dar corpo al suo sogno. No, no; voleva respirare all'aperto, voleva farsi un nome; era un poeta, non era un mercante; era nato per l'arte e non per l'aritmetica! No, no; avrebbe lottato a corpo a corpo con la fortuna, a costo di morir sulla breccia, ma con la sua donna nel cuore, e il sole in faccia!
A queste parole, la Nena, povera innocente, pianse dalla commozione; ma Lalla invece, con molta calma e con molta ragionevolezza, rispose a Sandro (s'intende a nome della Nena), che …egli doveva pensare soltanto al proprio avvenire; che pur troppo il mondo, come diceva benissimo lui nella sua lettera, era molto diverso da quello vagheggiato a Santo Fiore, e ch'egli non doveva correre in cerca di una chimerica felicità, mentre avrebbe potuto ottenere, a Santo Fiore stesso e senza abbandonare la propria famiglia, uno stato sicuro e decoroso.
—Non capisco bene che cosa, infine, gli raccomando?—s'arrischiò di domandare la Nena alla padroncina prima di firmare la lettera.
—Gli raccomandi di metter giudizio, e gli dimostri il tuo sincero attaccamento.
—Ma se il signor Alessandro se n'avesse a male?
—Tu non capisci nulla; sei scema e testarda! Va, va, mettici sotto il tuo nome ben chiaro, e porta la lettera alla posta.