Com'è facile supporre, la Nera ricevette a volta di corriere un'altra lettera del Frascolini, nella quale egli dichiarava recisamente che,—per quanto se lo aspettasse quel colpo, tuttavia non lo aspettava così subito, e avrebbe sempre creduto che almeno dovessero avere per lui un po' di carità; che del resto non dovevano sperare di poter liberarsi così facilmente di un uomo che avevano reso pazzo d'amore, che avevano deriso e tradito. Sì—concludeva Sandrino,—sarebbe stato molto meglio per me se mi avessero lasciato tranquillo a casa mia, senza darmi le vertigini dell'amore e dell'ambizione; giacchè hanno voluto trascinarmi sulla loro strada, giuro per tutti i santi che sulla loro strada mi troveranno sempre,—e si ricordino bene quello che sto per dire: se ho amato, se amo, se amerò eternamente, non sono disposto per questo a rinunciare ai miei diritti, e tanto meno a lasciarmi sacrificare, vittima inerte e rassegnata, da un capriccio assassino.
Chissà come sarebbe rimasta la povera Nena se la signorina le avesse letta tutta intera la lettera, ma Lalla, invece, prima la scorse con una rapida occhiata, e ne spiegò poi il contenuto rifacendolo a suo modo. Lalla, adesso, voleva farla finita: disse alla Nena che era tempo di troncare quell'amicizia; se il Frascolini le avesse scritto nuovamente, doveva consegnare subito a lei, le lettere ancora chiuse e non rispondergli più. Aveva capito, continuava la duchessina, che il Frascolini era un poco di buono, senza religione, senza carattere, e che avrebbe finito certo, se la Nena continuava in quella corrispondenza, col farla capitar male.
Sandrino scrisse tre altre lettere piene d'ira, di dolore, di minacce, ma a Lalla non fecero nè caldo nè freddo.
—Ho fatto bene—pensava—a non fidarmi di quel matto, a non lasciargli nulla tra le mani che mi potesse compromettere. Alla fine poi, perchè tante smanie? Gli ho forse mai lasciato sperare che sarei diventata madama Frascolini?—No! No! No!—E dunque?—Quali diritti può vantare?…—Sono stata troppo buona con lui; ecco il mio torto! Se io lo avessi trattato d'alto in basso come gli altri suoi pari, adesso non mi scriverebbe insolenze, il villano!
E il conte Della Valle?… Il conte Della Valle da qualche tempo si sentiva intorno quel certo malumore, quel certo malessere che precede una malattia, o è il presentimento di una disgrazia. E la sua malattia, la sua disgrazia… era l'amore.
La prima volta ch'egli rivide Lalla, non ne era rimasto molto colpito. Notò ch'essa era piuttosto piccolina, che aveva la figuretta fine, elegante, e gli occhi bellissimi. Nient'altro. Ma, dopo qualche giorno, egli si era messo a guardarla più sovente e con piacere. Quel suo fare modesto, senza essere troppo timido, quell'aria composta e nello stesso tempo cortese e vivace, fin anche l'ascetismo, il clericalismo aristocratico dell'esile duchessina formavano un tutt'insieme che gli riusciva molto interessante. Più di tutto erano gli occhi… quegli occhi maravigliosi che gli avevano fatta impressione!… No, non era bella, ma quegli occhi la rendevano irresistibile!… Essa, la fanciulla modesta, li teneva quasi sempre abbassati, ma si sentivano, si vedevano quasi anche di sotto alle palpebre, e quando li rialzava lentamente, parevano ingrandirsi, diventavano lucenti, perdevano la loro soave timidità per esprimere un sentimento più caro e dolcissimo. E fu in tal modo che Giorgio si accorse di essere guardato e… a sua volta cominciò a cercare, a chiedere con uno sguardo insistente, desideroso, lo sguardo tenerissimo della fanciulla.
—Come ti piace la duchessina d'Eleda?—aveva chiesto una sera Giorgio Della Valle a Pier Luigi, cominciando, senza accorgersene, a parlare troppo spesso di Lalla.—Non è vero ch'essa è molto carina?
—Ecco, ti dirò,—rispose il conte da Castiglione, col fare di un uomo convinto della propria competenza in materia,—ti dirò: la trovo carina da guardare, la trovo; ma per tutto il resto preferisco sempre sua madre. Non ha niente di appetitoso! quaresima, caro mio, piena quaresima!… È vero per altro che sono tipetti… nervosi, dotati di straordinaria… elettricità: ma appartengono a un genere che noi vecchi non possiamo molto apprezzare. Ci si vede per altro la buona razza; le attaccature le ha fine, delicate e ha due braccia maravigliose. Peccato che, di solito, questo è il male, le gambe non corrispondano alle braccia, non corrispondano. Potrebbe darsi che quella lì fosse un'eccezione; ma ne dubito, è troppo piccolina!
Le gambe di Lalla erano una seria preoccupazione per Pier Luigi. Egli voleva sapere se le gambe della fanciulla erano belle come le braccia; e voleva saperlo senza secondi fini; era una cognizione di più che desiderava acquistare e niente altro. Ma Lalla, intanto, non poteva fare una scala senza che Pier Luigi non ci fosse sotto col naso in su. Ella se n'era accorta, e faceva le scale a precipizio, tenendosi serrata contro il muro. Per altro si godeva nel destare, nell'aizzare quella curiosità, e più di una volta quando c'era Pier Luigi presente, si lasciava sfuggire colle compagne che il giorno dopo avrebbe presa una lezione di nuoto, tanto per godersi il vecchio che stava tutto il giorno a farle la posta. Ma al nuoto Lalla non ci andava mai; i suoi scrupoli religiosi vi si opponevano, e anche la gran paura che aveva dell'acqua salsa.
La risposta dello zio impertinente aveva urtato i nervi al conte Della
Valle. Egli aveva mutato subito il discorso, arrossendo anche un poco.
Quelle parole erano troppo ciniche e ributtanti!