Giorgio era ritornato con Lalla il buon amico, il camerata di un tempo. Era adesso tutto intento nel metterle in bell'ordine un copiosissimo album di francobolli, e per averne i più rari, aveva scritto apposta a un suo amico del Ministero degli Esteri. Ballava con lei tutta sera, le impegnava persino il cotillon, godendosi a scherzare, a ridere, a prenderla in giro, affibbiandole sempre i ballerini più vecchi, più grassi e più ridicoli per suoi adoratori. Egli sentiva di ringiovanire e di riposare. Ma a poco a poco i loro discorsi si facevano più seri e più lunghi. Giorgio era arrivato a parlare con lei anche di politica, appassionandosi per indurla alle proprie idee, pur ammirando la sua coltura, il suo spirito, il suo ingegno; e dopo di aver cominciato col darle l'attacco, terminava sempre col difendersi. Aspettava desideroso che Lalla scendesse in sala o in giardino, e, se lei tardava a comparire, lui affettava di tardar di più ad accostarsele. Quando non si potevano parlare, si capivano guardandosi, e guardandosi appena si scambiavano osservazioni, preghiere e rimproveri. S'erano dato l'aire ridendo e scherzando… ma poi adesso non ridevano più; si erano fatti seri. Lui, alle volte, impacciato; lei arrossiva vedendolo e abbassava gli occhi; ma anche senza guardarsi si sentivano… Erano sempre poco lontani l'uno dall'altra; nelle passeggiate, alla villa o lungo il mare, Giorgio offriva sempre il braccio a Lalla, e Lalla lo aspettava, camminando innanzi sola… senza accettare il braccio degli altri. Dopo qualche giorno ancora non si parlavano più… lui più non si fermava a farle contemplare il mare ampio e il serto verdeggiante delle colline; lei più non lo faceva arrabbiare pel suo colore politico; ma, quando la fanciulla alzava gli occhi lentamente e li teneva fissi negli occhi di Giorgio, nell'azzurro profondo di quelle lunghe occhiate egli dimenticava tutto il passato in un'estasi nuova, sognando gioie serene, purissime.

XIX.

In quell'estate il caldo durava insistente, e per ciò. quantunque si fosse ormai verso la fine d'agosto, ben pochi erano i forestieri che si disponevano ad abbandonare le bagnature.

Maria, o la Madonna di Neve, come la chiamavano anche a Pegli, continuava ad essere la gemma più cara e più pregiata. Tranquilla, sicura, un po' fredda all'apparenza, solamente il pallore del volto e gli occhi profondi avrebbero forse potuto scoprire l'interno travaglio dell'anima sua. In quanto a Prospero Anatolio, egli non le badava nemmeno, e se ancora sentiva della rabbietta gelosa contro il Della Valle, questa non era ispirata che dalla fama e dalla popolarità che godeva l'autorevole deputato di Borghignano. Quando discorreva con Giorgio, il duca recitava la parte dell'uomo stanco, sfiduciato, che aveva dato volontario addio alla vita pubblica; ma invece ci pativa di non contar più nulla davvero; di essere in politica un uomo finito. Un'altra cosa non sapea perdonare al conte Della Valle: di non averlo proposto ai suoi amici del Ministero per l'ultima infornata di senatori. Se fosse stato un avversario leale, avrebbe dovuto, secondo lui, riconoscere che nel Senato il duca d'Eleda sarebbe stato al suo posto. Però quod differtur non aufertur. Prospero Anatolio ci sperava ancora. In certi suoi apprezzamenti e giudizi sulla politica del gabinetto pareva che volesse lasciar credere al Della Valle d'essersi tagliata la coda. Se lo teneva vicino, e anche lui, col sistema di Pier Luigi, quasi quasi ci trovava la mezza parentela.

Maria non capiva suo marito; quella condotta non sapeva spiegarsela; ma poi, finì col non pensarci quasi più: una nuova e fiera angosciosa battaglia si accendeva nel profondo del suo cuore.

Giorgio da qualche giorno teneva con lei un contegno affatto nuovo. Era pieno di premure, e non la lasciava mai sola, un minuto. Quando Maria passeggiava a braccio con lui sentiva il cuore di Giorgio che batteva più forte, mentre le parlava vicino vicino, fissandola con tenerezza, affettuosissimamente, come non aveva mai osato. Quello poi che le dispiaceva di più era la corte sfacciata che anch'egli faceva a Prospero e faceva a Lalla; tanto che, se Lalla non fosse stata ancora una bambina in confronto di Giorgio, Maria avrebbe dovuto troncarla subito; insomma, anche il suo ideale si offuscava, e la poveretta, disingannata, sentiva ch'esso pure stava per ispiegare le insidie… per tentare di sedurla.

—Anche lui come gli altri!…—Ma Giorgio, l'uomo leale e onesto, non poteva lasciarsi vincere dallo stimolo di un capriccio, di un affetto volgare; egli conosceva Maria troppo a fondo per poter credere, per poter sperare il più tenue ricambio; dunque… dunque Giorgio doveva trovarsi dominato da una forza irresistibile, che non gli permetteva più nè di ragionare, nè di vincersi; che lo rendeva misero, infelice, e forse, invece di condannarlo, avrebbe dovuto compiangerlo!… Egli non aveva ancor detto una parola che potesse offenderla, ma le sue premure si facevano sempre più insistenti e palesi; e Maria volle fuggire di nuovo. Bisognava partire subito; si fece coraggio, e domandò a suo marito quando sarebbero ritornati a Borghignano.

—Quando vuoi, cara: domani è venerdì… partiremo dopo domani.—Conosciuta appena la risoluzione della famiglia d'Eleda, la colonia dei bagnanti, per consolarsi del distacco, volle dare un gran ballo, che sarebbe stato l'ultimo della stagione.

Ma non si consolarono tutti a quel modo; anzi ci fu, precisamente, chi non si consolò affatto. Il povero Della Valle era rimasto sbalordito, quasi sgomento, ad una tal nuova. Guardava Maria con occhiate lunghe e dolenti, e più di una volta stava per aprir bocca, per confidarle chi sa che cosa, ma poi non aveva coraggio di cominciare. Maria, la quale credeva di capire che cosa Giorgio voleva dirle, anche Maria faceva di tutto per non lasciarlo parlare. E l'ultimo giorno di Pegli rimase chiusa in camera per non vederlo, per non incontrarlo; ma, il dopo pranzo, dovette pur scendere, e non avendo alcuna buona ragione da addurre, dovette assistere al ballo che veniva dato appunto in suo onore. Per altro si sforzò a ballare quasi tutta la sera, e si tenne sempre intorno un gran circolo, per non avere a trovarsi sola con Giorgio, che le girava continuamente vicino, e faceva un braccio di muso a tutta quella gente. In fine, passeggiando dopo una quadriglia, che Maria non gli avea potuto negare, egli, tremando un po' nella voce, le domandò un'ora, per l'indomani, nella quale potesse riceverlo, solo, avendo gran bisogno di parlarle e di parlarle a lungo. Maria diventò pallida, lo fissò seriamente, quasi serenamente; poi, senza rispondergli, si staccò dal suo braccio e sparì dal ballo, lasciando il conte Della Valle molto meravigliato, e anche un po' mortificato.

—Anche lui, come gli altri!—continuò Maria a ripetere, a dolersi; e non lottando più oltre per vincere il proprio amore, più sincera con sè stessa, solo rimpiangeva il caro ideale svanito, perduto, e non capiva che se lo rimpiangeva era solo perchè lo amava sempre, sempre di più, e perchè in tutto quel tempo passato insieme, il suo ideale si era fatto più forte, più vivo, era passato dall'anima al cuore.