—Oh, quella santerella non è stata certa di cattivo gusto!

—Fortunata lei!

—E fortunato lui!—saltò su a dire un'altra amica che si teneva stretta al braccio della duchessa.—Se il Della Valle avrà una sposina simpatica, lasciatemelo dire, avrà pure anche la gran bella mammina!…

—Fra un annetto—terminò ridendo con amabile malizia, il medico di casa—avremo una nonna che potrà dare dei punti all'invidia ed alla gelosia di molte nipoti.

—Oh, sì; sì certo!—E così, continuamente, accanitamente, senza tregua, senza remissione, Maria era perseguitata, torturata, angosciata. Alla lunga non ci potè più resistere, e Prospero Anatolio, vedendola pallida con gli occhi incavati e le labbra arse dalla febbre, le domandava ogni poco se si sentiva male; ma poi cambiava subito discorso, contentato dalla prima risposta negativa, e soddisfatto in tal modo di non essere costretto a impensierirsene.

Quanto più grande era il coraggio di Maria, quanto più grande era lo sforzo col quale riusciva a dissimulare con tutti, anche con sua figlia, anzi più di tutti con lei, lo spasimo interno che la struggeva, tanto più forte era la scossa che il suo fisico ne doveva risentire. Anche l'arrivo improvviso di Giorgio, che anticipò di ventiquattr'ore il ritorno, fu cagione per la poveretta di angoscie nuove e inaspettate. Erano tutti raccolti nel salotto: Lalla al pianoforte, provava un notturno delicatissimo di Chopin quando, d'un tratto, la soneria del portone fece trasalire la poveretta… e un momento dopo, entrava, appena annunziato, il conte Della Valle.

Egli sembrava un po' titubante per quella leggera infrazione al prescritto; e—mi perdonate?—domandò inchinandosi e salutando, mentre sentiva dentro di sè che Lalla era lì, presente. Eppure non aveva avuto il coraggio di voltarsi, di guardarla! La fanciulla arrossì… senza muoversi, miss Dill rimase dura, impettita, e il solo Prospero Anatolio festeggiò il nuovo arrivato saltandogli al collo, e abbracciandolo con enfatica tenerezza.

Poco dopo il Della Valle (che era riuscito per miracolo a schivare una discussione sul macinato), seduto accanto alla sua Lalla, tanto per avere un pretesto di restarle vicino, le voltava le pagine della musica. Ma quelle pagine, adesso, avevano una strana difficoltà nel piegarsi; le interruzioni si succedevano più lunghe e più frequenti, finchè la musica tacque, o per dir meglio cambiò di tono, e si mutò in un chiacchierìo sommesso intimo, affettuosissimo, non meno armonioso e molto più soave per quei due che si volevano bene. Venne il thè… e Lalla dovette alzarsi a servirlo lei. Giorgio voleva aiutarla, ma le offriva il cucchiaino quando occorrevano le mollette, e le mollette invece del cucchiaino.

Lalla, dopo servito anche il babbo, portò il thè al fidanzato—era un pensiero amabile, col quale voleva dire che per lei, egli era già della famiglia—e Maria notò che nel prendere la tazza, Giorgio strinse delicatamente la punta dei bei ditini affusolati della fanciulla, così che la tazza rimase sospesa fra quelle due mani; notò uno sguardo, lungo, tenerissimo, ricambiato; e quando Lalla dovette pure allontanarsi, Maria vide lui fatto più pallido per la cara voluttà di quel muto colloquio.

Dopo il thè non c'erano più altre scuse per Giorgio; bisognava andar via. Però egli fece e rifece i saluti lentamente, senza mai risolversi a infilar l'uscio; cercando tutti i pretesti per riattaccar discorso con l'uno o con l'altro, pur di fermarsi un po' ancora. Fu lui; questa volta a tirar in ballo il macinato, e per mezz'ora lì, ritto in piedi, attento, senza interrompere, ascoltò il discorso politico di Prospero Anatolio, con una pazienza di cui Lalla gli mostrava cogli occhi quanto gliene fosse riconoscente. Nemmeno Prospero fu ingrato, e lo invitò a pranzo per l'indomani; ma i due fidanzati avevano una quantità di disegni e Giorgio aveva già trovato un pretesto per dover venire a casa d'Eleda anche nella mattinata. Adesso, per altro, bisognava andar via: anche Prospero era esaurito. Volle provare con miss Dill, e le buttò un motto sopra l'Irlanda, ma l'istitutrice, che fingeva aver più sonno del vero per fargli dispetto, lo guardò dietro il pince-nez, co' suoi occhi pelati, in modo tale da disingannarlo, caso mai egli avesse potuto sperare di trovarsi un'alleata. Bisognava andarsene; bisognava andar via.