Il salottino era attiguo ad una specie di galleria lunghissima, che da una grande invetriata metteva capo allo scalone. D'estate, aperto l'uscio, si respirava dalla galleria un'arietta fresca, deliziosissima. Giorgio se ne andava lentamente… Lo si vedeva ancora, nel buio, e si sentivano i suoi passi battere scricchiolando sul pavimento, quando Lalla, accortasi ch'egli si era dimenticata non so che noticina per certe sue commissioncelle, gli corse dietro chiamandolo e rimproverandolo scherzosamente. L'altro si fermò sul pianerottolo dello scalone, poi tornò indietro. Allora Prospero Anatolio, che dal salotto li vedeva bene, fe' cenno a Maria che si avvicinasse anche lei per guardarli. I fidanzati si credevano soli; si erano presa la mano, si parlavano vicinissimi, finchè Giorgio lentamente baciò i capelli della fanciulla. Prospero ridendo tossì e Giorgio scomparve.
—E pensare—esclamò il duca rivolto alla moglie,—e pensare che tu, un giorno, avevi voluto farmi geloso di lui!… Di nostro figlio!…
Lalla poteva chiamarsi felice. Non aveva più nulla a desiderare, era amata da chi voleva essere amata; la sua vanità era soddisfatta, come lo era il suo cuore, che credeva allora di amare e di amare sul serio. Ma, un bel giorno, mentre meno lei se lo aspettava, l'azzurro sereno di quella dolcissima pace fu intorbidito da un caso impreveduto.
La notizia delle nozze illustri era ormai giunta fino a Venezia, e capitata proprio all'orecchio di Frascolini quando il famoso cugino aveva appena alzato il tacco in cerca d'altri lidi, lasciando ai creditori la cassa vuota e la bottega chiusa. Sandro non voleva dar quella nuova alla sua Lalla, altrettanto divina quanto crudele; e ormai apertamente in rotta col babbo, non sapeva più a qual santo votarsi per far fortuna. Colla sua voce avrebbe potuto tentare il teatro, e quell'idea lo seduceva assai, ma una volta tenore bisognava rassegnarsi a perdere Lalla per sempre, e il nostro giovanotto era più che mai innamorato, quantunque si sforzasse per credere di non esserlo più. Anzi, senza saperlo, difendeva Lalla in cuor suo; e quando egli riusciva a trovare una buona scusa per la signorina si sentiva meno infelice. Col pensiero era sempre là: imprecava contro Lalla, giurava di vendicarsi, di odiarla come odiava tutto il mondo; ma, mentre era vero, pur troppo, che lui cominciava ad odiare e il mondo e i galantuomini, amava Lalla sempre di più, e con frenesìa sempre maggiore. Soltanto quando sentì la notizia del matrimonio, soltanto allora, diventò cattivo davvero. Tutte le passioni gli si scatenarono nell'anima. L'odio, la gelosia, l'amore, quanto egli aveva sperato e sofferto, poi l'abbandono, quel disprezzo noncurante e spietato, l'acre voluttà goduta, e sempre irritata dai vivi ricordi, tutto ciò lo avrebbero trascinato, spinto a qualunque eccesso.
Partì subito da Venezia, e senza un pensiero pel grave scandalo che ne poteva nascere, non appena smontò a Borghignano, si avviò difilato al palazzo d'Eleda.
La Nena fu la prima che lo vide. Stirava su nella guardaroba; e la sua emozione fu così forte da scottarsi le dita col ferro caldo.
—Maria Vergine!—esclamò, il signor Alessandro!—e non seppe dir altro. Ma l'emozione, il turbamento della povera ragazza non furono nemmeno avvertiti dal giovinetto che, a sbalordirla ancor di più, le domandò senza preamboli;—La signorina, dov'è?
—La duchessina?… è giù, in sala, colla signora duchessa e il signor conte Della Valle. Non si può vederla per ora.
A queste parole Sandro urlò una bestemmia, battendo il pugno sulla tavola: il colpo rimase attutito dallo stiratoio di lana; ma i ferri sobbalzarono così fortemente come il cuore della Nena. Il Frascolini le si avvicinò, le prese un braccio stringendoglielo in modo da lasciarle il livido, e—andate subito da lei,—le intimò fissandola di traverso—andate subito da lei, non importa fosse anche col Padre Eterno, e ditele che io… io, Alessandro, quello di Santo Fiore, sono qui che l'aspetto, perchè voglio dirle quattro parole e che, per Dio, non mi muovo di qui se prima non gliele ho dette.
La Nena uscì sbigottita. Non sapeva più se era desta o se sognava, se Frascolini era sano o ammattito; ma qualche cosa di vago, di indistinto, le stringeva il cuore e le facea intravedere d'essersi illusa quando avea creduto che quel ragazzo pensasse a lei, e le volesse bene davvero. Per altro aveva ancora la testa a segno, e invece di scendere dalla signorina, come voleva Sandro, corse affannata a riferir la cosa a miss Dill, la quale era appunto in camera sua, almanaccando senza far nulla col solito crochet fra le mani.