Appena inteso di che si trattava, la miss si tolse le lenti e sgranò gli occhi per veder in faccia la Nena.
—Venga, venga subito con me.
L'istitutrice si alzò senza fiatare. Altro che pensione, altro che rendita vitalizia!… Se si scopriva quell'amoretto, era spacciata! E corse da Sandrino per calmarlo.
—Non ascolto nulla, sono irremovibile. Voglia vederla, voglio vederla sul momento; ha capito?…
—Non si può, subito, non si può. Siate ragionevole, via, non le fate del male.
—Ci ha pensato lei, prima, se ne faceva a me, del male?
—Siate ragionevole, siate umano: se non volete per noi, siatelo almeno per la signorina!—La miss, a questo punto, aveva presa una mano del giovinotto e la stringeva fortemente, mentre gli occhi le si facevano loschi per la tenerezza.
—Oh, in quanto a lei, signora, mi commove poco anche lei. Ricordo, sa, ricordo bene tutte le sue cattiverie!… Io le inghiottivo per amor di quell'altra!… Ma la cuccagna è finita!—Stia ferma!—Non mi commove, le dico, non sono don Vincenzo!… Chiami subito la signorina.
Il nome di don Vincenzo, buttato lì quasi a casaccio, fece molto effetto sulla povera miss. Non fiatò più, abbandonò la mano del giovanotto e rinunciò ad ogni altro tentativo di seduzione.—Conducetelo nella mia camera,—ordinò alla Nena,—e aspettateci là.
—Ditele che ho fretta—insisteva il Frascolini—che non ho tempo da perdere, che se non viene lei da me, anderò io da lei, perchè è finita la cuccagna dei signori!… la legge è uguale per tutti!