—No, Maria, no. La riconoscenza non mi basta; desidero, voglio un pochino di bene. Ve ne supplico, ve ne scongiuro… se sapeste come ne ho bisogno!… Il vostro affetto mi pare che debba conservarmi intatto l'amore della mia Lalla, che debba essere la salvaguardia della mia felicità!… Dunque?… vogliatemi un po' di bene, se non altro per Lalla, per la vostra figliuola che amo, che adoro, Dio mio, quanto voi, mamma, non sapete ideare!
Maria si teneva appoggiata all'uscio socchiuso; per questo il sussulto che la fece trasalire, non fu notato da Giorgio.
—Dunque?…—continuava il conte che le baciava e ribaciava la mano, che prima stringeva fra le sue.—Dunque?… un po' di bene, me lo vorrete, mamma?
—Sì, fate felice mia figlia: a domani!—e scomparve.
Il Della Valle, neanche questa volta, non ebbe ragione di entusiasmarsi nè per la cordialità, nè per il calore della sua futura suocera… anzi, tutt'altro! E perciò finì col pensare che Maria avesse proprio qualche stranezza e che ci fossero parecchie contradizioni nella sua superba e fredda alterezza; ma poi, sentendosi addosso troppa beatitudine per volersela guastare, diè un'alzata di spalle e dimenticò presto la mamma, pensando solamente alla figliuola.
Maria, quando entrò in camera, era quasi soffocata dalla commozione. Si buttò nel letto, e rannicchiandosi, tremando per la febbre, col petto che si sentiva lacerato da una tossetta secca e profonda, ebbe l'abnegazione sublime, sovrumana, di ringraziar Dio per averle data la forza di poter continuare quella vita, e lo scongiurò di sostenerla ancora per il momento supremo che si avvicinava. Allora, fatta più serena da quella stessa preghiera, sentì un rimorso della freddezza che avea dimostrata al conte Della Valle; pensò che quel suo contegno avrebbe forse potuto turbare la felicità di lui e di sua figlia e promise a sè stessa come già aveva fatto in quegli ultimi giorni, di essere con Giorgio e con tutti, più cordiale e affettuosa. E mentre pregava e prometteva a Dio e a sè stessa di sacrificarsi sempre volonterosa e ignorata, le lacrime le colavano dagli occhi spesse e vive col tepore del sangue che sgorga da una ferita.
Stava così da molto tempo, sempre piangendo, colla mente sempre rivolta alle vicende dolorose di quell'amor suo infelice, quando, all'improvviso, fu scossa e spaventata da un gridare, da uno strillare acuto che veniva dalla camera della Giulia. Tese più attentamente l'orecchio, trattenendo il respiro per sentir meglio: non c'era di che inquietarsi; colle grida si udivano scoppi di risa; erano Lalla e Giulia che facevano il chiasso.
Lalla, quando svestita stava già per saltare in letto, provò, in sull'attimo, una paura tale, da non potersi ridire: c'era lì un coso nero, brutto…—Oh, che razza di scherzi!
Le avevano nascosto sotto le coperte il beduino che serviva da ferma uscio! Lalla indovinò subito da chi le veniva quel tiro, e toltosi il beduino in braccio e gettandosi addosso uno scialle, pian piano si avviò per compiere le sue vendette contro la Giulia, ma la Giulia, a sua volta, veniva appunto lì volendo assistere alla burla, e perciò tutt'e due s'incontrarono nel corridoio. L'una volle scappare, l'altra le corse dietro, Giulia saltò subito in letto nascondendosi sotto le coperte; e Lalla infine gliele strappò via e la costrinse a baciare, a ribaciare e a tenersi addosso, stretto stretto, quel brutto coso di carta pesta.
Quella sera tutt'e due le ragazze, erano un argento vivo. Si baciavano per mordersi, si tiravano dietro i guanciali, le vesti, tutto quanto capitava loro fra le mani; poi ad un tratto spensero i lumi, ebbero paura, chiamarono in aiuto la Nena e la Luigia, e non si calmarono finchè non furono tanto stanche di ridere, di gridare, di correre, da non poterne più!…