Il pranzo fu cordialissimo. Pier Luigi, seduto accanto alla nuova nipotina, la stuzzicava con certe allusioni sul viaggio di nozze, molto arrischiate. Lalla arrossiva e abbassava il capo modestamente, ma poi lasciava intendere allo zio, con un volgere malizioso degli occhi sfavillanti, ch'ella capiva tutto benissimo e che ne rideva.
Pier Luigi cominciava fino d'allora, non si potea dire che perdesse il tempo, a corteggiare la contessa Della Valle, ch'egli trovava piccante e seducentissima; e Lalla, pur senza perdere tempo, si godeva a lasciarsi fare la corte e ad ottenere l'ammirazione e le attenzioni del conte Pier Luigi, nel quale vedeva l'uomo esperto, che in fatto di donne s'era creata la riputazione d'intelligente. Per tutto ciò ci teneva a piacergli, e scherzava e gli si dimostrava amabilissima, e ridendo si aggiustava le trecce che aveva annodate sulla nuca facendo con quell'atto, risaltare meglio la bellezza delle sue braccia. Tuttavia il marito non era trascurato. Egli era anzi il punto fisso dove Lalla terminava sempre col girare degli occhi; e sotto quello sguardo languido e soave, Giorgio sentiva una scossa per ogni fibra e spasimava di stringersi fra le braccia… sua moglie!… di baciarla, di sciuparla, di morderla, di tuffare le mani in quei capelli biondi e profumati.
Don Gregorio, fattosi più grave, e come impensierito, continuava ad osservare attentamente Maria, la quale aveva lui alla sua destra, e il signor Domenico alla sinistra, i due che le avevano maritata la figliuola. Ma il signor Domenico avrebbe ceduto il privilegio assai volentieri. Lo avrebbe ceduto magari ad uno qualunque dei quattro commendatori!… Il modesto sindaco di Santo Fiore si sarebbe trovato assai meglio, nascosto in un cantuccio, godendosi a tutto suo agio quelle vivande così prelibate che il signor Francesco gli era andato descrivendo da tanti giorni, degnandosi anche d'indicargli quelle in cui avrebbe dovuto di preferenza mettere i denti. Così, invece, la soggezione gli lasciava appena il tempo di assaporare com'erano buone; gli si fermavano i bocconi nella strozza e restava istupidito quando, dimenticandosi per un momento, lasciava sul piatto la forchetta o il coltello e quei camerieri infuriati gli portavan via tutto! Invidiava il coraggio di don Vincenzo che, con le labbra unte, il naso rosso e la bocca sempre piena, strippava, macinando a due palmenti, tutta quella grazia di Dio, così che la povera miss Dill, vedendosi trascurata, se ne offendeva e metteva il broncio. Solo alle frutta, quando don Vincenzo, dopo d'essersi lasciato scappare il primo rutto, la fissò con una tenerezza da ciuschero, facendole scorrere la tabacchiera di sotto alla salvietta, miss Dill, rabbonita, gli sorrise clemente, sentendosi tutta rinvenire, come un gambo d'insalata dopo un'acquazzone d'estate.
—E Prospero Anatolio?…—Prospero non mangiava, ma, invece, divorava la Giulia: egli l'aveva accosto, vicinissima tanto da sentirne il calore, con quelle sue carni bianche e rosse, sparse di un pelolino simile alla pesca duracina.
Verso la fine del pranzo tutti s'erano animati: parlavano sempre a due a due, ma le voci si facevan più vive, il ridere più frequente e più forte, l'intimità più espansiva. Fu uno dei quattro commendatori, un pezzo grosso dei Lavori Pubblici che, dopo di aver guardato l'orologio, avvertì gli sposi di affrettare i preparativi, se non volevano perdere la corsa. Eccetto don Gregorio e Maria, che non ne ebbe il coraggio, vollero tutti accompagnare gli sposi alla stazione: il caffè lo avrebbero preso al ritorno, con più comodo.
Coi saluti, cominciarono le lacrime. Piangevano tutti, e alla tenerezza di circostanza s'era aggiunta quell'altra, assai più spontanea, provocata dagli effetti di una buona digestione, perchè l'uomo, come il coccodrillo, si commuove più facilmente a stomaco pieno.
Il conte Della Valle soltanto e Maria avevano gli occhi asciutti; Giorgio tradiva l'interno sentimento che lo agitava col pallore del volto e il tremito delle labbra; Maria… povera Maria!… Ma per fortuna nessuno badava a lei in quel momento, tranne don Gregorio, che per ciò era diventato a mano a mano sempre più inquieto.
Lalla singhiozzava, non sapeva staccarsi dal babbo e dalla mamma e si sfogava colle carezze e con gli abbracci. Prospero aveva ricominciato a sospirare e a soffiarsi il naso. La Giulia pure piangeva, e miss Dill pareva impietrita dal dolore.
Poi la commozione dei padroni si diffuse anche fra i servitori, e l'addio della Luisa e della Nena fu affettuosissimo.
Ormai tutti erano pronti e si doveva partire. Lalla volle ancora abbracciare la mamma: poi la Giulia, poi don Gregorio. Quindi affidò la sacchettina dei gioielli alla Nena e le raccomandò di non abbandonarla un momento; in fine, appena seduta nella carrozza e mentre i cavalli si muovevano salutò la mamma un'ultima volta:—Scrivi! scrivi presto! subito!