Giorgio doveva montare nel landò, che veniva dopo, con Pier Luigi, la marchesa di Genova ed un commendatore. Gli altri già erano a posto, quand'egli, prima di salire alla sua volta, si avvicinò a Maria, come aveva fatto Lalla e l'abbracciò teneramente. Maria non ricambiò e non respinse l'abbraccio; rimase muta, immobile come l'immagine del dolore. Ma quando il cancello del giardino, richiudendosi dietro all'ultima carrozza, diede il suo addio agli sposi col sonante ripercuotersi delle spranghe di ferro, allora, senza nemmeno un gemito, cadde a terra svenuta.
Quando rinvenne, si trovò adagiata, distesa sul canapè del salotto: don Gregorio era solo con lei. Il buon vecchio, che ormai aveva tutto compreso, avea saputo con un pretesto allontanare anche la Luigia, temendo che Maria, nello stato in cui si trovava, potesse perdersi con qualche parola imprudente.—Coraggio, coraggio!—le disse subito, appena vide i suoi occhi guardare attorno spalancati, con un'aria di sorpresa e di sgomento.—Coraggio, il Signore ti ha fatto trionfare anche dell'ultima prova.
—No, no, don Gregorio; non ho potuto trionfare—e la povera donna, ritornando alla dura, alla spietata realtà della vita, non potè più oltre contenersi, e a quelle parole che le rivelavano scoperto il suo segreto, sentì sprigionarsi, prorompere dall'anima, dal cuore, da tutta sè stessa la piena del proprio dolore, come ad un urto che ne apra le chiavi, l'acqua della corrente irrompe furiosa ad allagare la campagna.
—No… non posso, non posso resistere… e Dio… Dio non c'è! No… e se ci fosse… sarebbe peggio… sarebbe un Dio crudele! Qual capriccio feroce il suo di concedermi la forza di affrontare l'ora del sacrificio… e togliermela poi all'ultimo istante?… E farmi adesso rimpiangere il sacrificio stesso, e farmi cattiva, disumana; e così, dopo di avermi resa infelice a questo mondo, dannarmi anche nell'altro?
Le lacrime le colavano copiose dagli occhi, mentre coll'urto dei singhiozzi scoteva la bella testa addolorata, convulsamente balbettando fra una parola e un singulto:—No… no… Dio… non esiste… Dio non esiste…
Don Gregorio, intanto, piangeva con lei e pregava: pregava Iddio fervidamente per la poveretta; pregava Iddio perchè ridonasse la calma al suo cuore e perchè perdonasse, nella sua bontà infinita, quell'infinito dolore. Solo quando l'impeto dei singhiozzi cominciò un poco a rallentarsi, egli disse dolcemente, prendendole una mano:
—Il Dio che senti nel tuo cuore, esiste, ed è un Dio di perdono e di pace. Egli, nella sua sapienza divina, riserva, alle creature elette, forti come tu sei, la missione di aiutare coll'esempio i deboli e i vacillanti nelle battaglie della vita. Ringrazia, Maria, ringrazia il Signore con tutta la sincera espansione dell'anima, e non imprecare alla sua bontà previdente. Dell'uomo che poteva essere per te uno strumento di perdizione, ne ha fatto il figliuolo del tuo cuore; ti ha riserbata la contentezza, la gioia di vegliare al suo bene, e alla sua felicità; lo ha riunito, lo ha confuso nel più grande affetto e nel più santo dovere della tua vita: nell'affetto, nel dovere di madre. Lalla è giovanissima ancora; la sua indole non è come la tua: essa ha bisogno di una madre che la sorvegli, che la sorregga; ha bisogno di te perchè tu infonda nel suo cuore quello spirito di carità e di fede che vivifica il tuo. Così serenamente e santamente avrai compendiata tutta l'esistenza nel preparare, nell'assicurare e nel difendere la felicità… di chi ha la tua tenerezza ed il tuo affetto. Vedi, figliuola mia, quanto il Signore è stato buono con te? Lo spirito del male voleva tentarti, ma Iddio lo vinse colla rettitudine della tua coscienza, ti salvò dal peccato, dalla colpa sollevandoti sopra le ali della fede, fece di te il buon angelo custode dell'uomo che tu ami.
Queste parole di don Gregorio scesero benefiche nell'anima di Maria. Ella intravvide come un raggio di sole penetrare e diffondersi nelle tenebre della propria esistenza, mentre un'aura di pace aleggiava intorno a lei, consolandola con una commozione dolce e profonda.
—Fra qualche tempo—continuò il buon vecchio—quando il fervore del sangue si sarà intiepidito, quando il cuore rallenterà l'impeto dei suoi palpiti, quando ritornerà il sereno della tua mente coll'alba riposata di una prima ciocca di capelli bianchi, allora, invece dello squallido rimorso che avrebbe turbata la tua vecchiaia solitaria, invece del disprezzo e dell'odio, ti vedrai circondata dall'amore e sarai benedetta come il santo orgoglio della tua casa. Allora, rivolgendo uno sguardo tranquillo in mezzo alla ridente felicità de' tuoi cari, potrai dire di aver creato tu stessa quel Paradiso, col tuo eroismo e col tuo sacrificio; e accarezzando delle vaghe testoline bionde, che ti saluteranno col sorriso degli angeli, non dirai più, come stasera, che Iddio non esiste; ma lo sentirai vivo e possente in un inno di gratitudine che proromperà dal tuo cuore.
—Grazie, grazie, don Gregorio!… Voi mi avete salvata!…—e Maria, cogli occhi ancora bruciati dalle lacrime, baciò con trasporto la mano del vecchio che stringeva la sua.