Neppure Maria si era spogliata: era rimasta immobile per molto tempo, sdraiata nella sua poltrona, poi si era inginocchiata per pregare; e adesso, dopo aver pregato, tornava a piangere, a singhiozzare, quando udì bussare all'uscio, con un toccheggiare esitante:

—Scusami, cara, vorrei parlarti—disse al di fuori Prospero Anatolio, con voce malferma.

Maria asciugò in fretta gli occhi e aprì.

Prospero Anatolio entrò nella camera sorridendo: ma negli occhiettini bigi ebbe un lampo di malumore, vedendo la moglie ancora vestita. Maria non se ne accorse perchè il marito non la fissava in faccia, ma la guardava di traverso, mentre si buttava, come se fosse stanco morto, a sedere sopra un piccolo divano.

—Che cosa vuoi?

Prospero non rispose, ma si tirò accanto a Maria sul canapè, e con mano tremante cominciò a carezzarla ravviandole i capelli dalla fronte.

—È… partita.—balbettò alla fine, vedendo che sua moglie lo fissava negli occhi muta, impassibile.—È proprio andata via per sempre… Adesso, co-come vedi, ne sento tutto l'affa-fanno, non so darmene pace, mi turba un vuoto do-o-lorosissimo!

—Lo hai voluto tu,—rispose Maria seccamente.

Prospero Anatolio tacque a lungo, poi sempre senza osare di guardarla in viso, sussurrò qualche parola inarticolata, ch'ella per altro comprese bene. Si alzò di colpo, pallida, tremante: Prospero ne ebbe quasi paura; balbettò, volle scusarsi, e uscì dalla camera scomposto e barcollando come un ubbriaco.

Maria, superato il ribrezzo e lo sdegno, si era sentita agghiacciare. Le pareva che il Cielo, dopo averle così crudelmente spezzato il cuore, volesse anche schernire, svillaneggiare il suo immenso dolore, con quella domanda oscena che le veniva buttata in faccia! Si rannicchiò sul letto senza spogliarsi, e stette così fino al mattino. Quando si alzò, un colpo di tosse le addolorò il petto e la gola arsiccia, mentre sentiva correre sulle labbra alcunchè di denso, di tiepido, d'un sapore dolciastro; si asciugò la bocca e poi guardò il fazzoletto… era macchiato di sangue.