Una volta sola il Della Valle mise innanzi un bel no; ma fece fiasco. Il fatto successe nell'occasione che fu presentato alla duchessina il marchese di Vharè.

—Ti prego, Lalla, di non invitarlo in casa nostra… mi è antipatico; e poi… compromette tutte le donne!…

—Come fare?… è tanto amico della mamma!

Giorgio arrossì, Lalla se ne accorse, e il dialogo fu interrotto; ma poi, qualche giorno dopo, il Della Valle vide entrare il Vharè da sua moglie. Lalla lo assicurò di non averlo invitato; era vero, ma aveva fatto intendere al marchese ch'ella stava in casa tutti i mercoledì dalle due alle cinque, di giorno, e che il sabato riceveva alle dieci di sera.

Il Vharè, per Lalla, non era mai stato indifferente: perchè? chi sa!… Forse fra quelle due nature dal sangue guasto, esisteva una corrente simpatica: certo è poi che la fama di scapestrato, di Don Giovanni adorato dalle donne e temuto dagli uomini, fama ch'egli non s'era scroccata, costringeva Lalla ad ammirarlo. Anche gli scandali eleganti, sollevati dai suoi amori colla diva Soleil, riconfermata per quel carnevale da un impresario di Roma, eccitavano continuamente la sua attenzione e la sua curiosità.

Giacomo di Vharè aveva passato i quarant'anni, ma restava tuttavia un uomo piacente. Alto della persona; pallido, coi baffi biondi e i capelli brizzolati, che appena sulle tempie cominciavano a farsi radi. Aveva una coltura varia, facile, alla portata di tutti, e perciò da tutti ammirata, ch'egli aveva saputo acquistarsi coi suoi viaggi e con una memoria straordinaria. Riteneva subito, e per lungo tempo, tutto ciò che gli capitava di leggere nei giornali e nelle riviste. Parlava bene, parlava molto, e aveva uno spirito pronto, paradossale. Conosceva poi la gente più in voga di tutto il mondo, da Sarah Bernhardt al padre Curci, e la conosceva davvero, perchè di esagerazioni era schivo, massime quando parlava di sè. Non citava mai i suoi duelli, non alludeva mai alle sue fortune amorose, non nascondeva i suoi debiti e ci teneva molto al marchesato, quantunque non fosse di buona lega. Scettico ma freddamente cortese, aveva quell'aria indefinibile di padrone del mondo e di grand'uomo andato a male, che si fa ammirare dagli sciocchi… e gli sciocchi sono in maggioranza.

Con tutto ciò, è naturale, in quel vivaio di adoratori, Giacomo di Vharè fu il primo e il solo che arrivò a farsi notare dalla duchessina. Lalla scherzava sempre, era con tutti amabile e civettuola; ma, sicura del fatto suo, non ci pensava più che tanto a quelle farfalle che si bruciavano le ali attorno alla sua fiamma, o se ne occupava appena per contarle. Col marchese, invece, la cosa era ben diversa; con lui diventava seria, non era più motteggiatrice, chiacchierina, ma lo ascoltava attenta coi grandi occhi fissi. Il marchese di Vharè, a poco a poco, si abituava a quella bambina, cominciava a trovarsi bene con lei, ad accorgersi ch'ella avea molta intelligenza e molto spirito, e la stuzzicava a proposito del suo sentimentalismo di fanciulla bionda, e del suo clericalismo di duchessina legittimista, godendosi a sentirla ragionare così composta, così aggraziata, con la voce dolce, d'argento che accarezzava l'orecchio come una musica. A farle la corte non si provava nemmeno: gli pareva impossibile di poter riuscire—interessante—lui, non più giovane, a quel fiorellino pallido e delicato, che sbocciava allor allora, fragrante di soavità.

Una sera, per un momento, ne aveva avuto quasi il capriccio, la tentazione: poi non ci pensò più; era una cosa assurda, ridicola.

… Quella sera aveva avuto luogo, al teatro, la beneficiata della diva Soleil e uno splendido mazzo di orchidee e di violette russe, che spiccava fra i moltissimi stati offerti alla festeggiata cantatrice, aveva suscitato nel palchetti i commenti ed i pettegolezzi delle signore. Certo, certo, era stato il Vharè! Era il dono del Vharè! Era l'omaggio del Vharè!

Dopo teatro, c'era riunione dalla principessa di Kleigenburg e tra gli invitati si notavano anche Lalla e il marchese. Quest'ultimo, dopo aver girato attorno fra le signore, facendo complimenti, o lanciando qualche epigramma, si sedette vicino alla duchessina, coll'abbandono di chi, dopo essersi molto seccato, si procura un istante di sollievo. Lalla non gli aveva mai fatto parola a proposito della diva, nemmeno per dirgli che la Soleil cantava bene; ma quella sera essa voleva parlare e intanto lo fissava sorridendo… e fissava pur sorridendo l'occhiello del suo frak, dov'erano infilate alcune violette.