—Bellissime…
—Mi spiace, duchessina, ma non posso, non oso offrirgliele.
—Teme un dolce rimprovero?
Giacomo guardò Lalla stupito:—Oh, no; tutt'altro!
—Allora, le sono molte care quelle violette?
—Nemmeno, contessa; ma che vuole? le parrà strano, eppure anche noi vecchi roués abbiamo il nostro pudore e… Lei non mi può capire, contessa, nulla di meno questo fiore così sciupato… ecco… mi parrebbe di mancarle di rispetto se gliel'offrissi.—Le reticenze marcate e studiate con molta arte stabilivano un'antitesi, fra il contralto e la duchessina, molto lusinghiero per quest'ultima.
Quando Giacomo tacque, si guardarono tutti e due lungamente, senza parlare; poi Lalla, colle labbra un po' tremanti e il seno che dalla scollatura dell'abito si vedeva ansare più forte, fissandolo sempre, stese la mano aperta verso di lui, con un'espressione dolcissima di preghiera e d'affetto. Giacomo si tolse le violette dall'occhiello e più per abitudine che per deliberato proposito, strinse leggermente le dita di Lalla: e Lalla presi i fiori li chiuse, con molta cura, nel suo ventaglio di pizzo.
—È una dichiarazione od è uno scherzo?—pensava il marchese fra sè.—Mah! chi può capire le donne?… Perchè mai vorrebbe ch'io le facessi la corte?… Amarmi?… lei? Sentire simpatia per me, che devo esserle stato dipinto da suo marito col pennello di Bosch, il pittore dei mostri?… Eh! questa intanto potrebbe essere anche una buona ragione… Poi è una donnina di talento e chissà, trovandomi meno stupido degli altri… No, no; è impossibile; divento vecchio, e per lusingarmi basta anche un'amabilità, affatto innocente… o ingenua! Con quell'aria così composta? Con quegli occhi così modesti?… Eppure, alle volte, sa guardare in un certo modo… No, no; è inverosimile, è assurdo!—Invece, quantunque inverosimile, la cosa era proprio vera. Lalla ci godeva assai, e ci teneva a far girar la testa al marchese di Vharè, più che ad ogni altro.
Ma perciò non bisogna credere che il Vharè dovesse il buon successo soltanto alle memorie infantili della piccola duchessina; vi concorse anche un'altra circostanza, molto singolare e molto efficace. Al Della Valle era stata offerta in vendita la casa di campagna del marchese Giacomo e, prima di recarsi a Roma, Giorgio e Lalla, passando da Santo Fiore per salutare i d'Eleda. erano andati insieme a visitarla.
Giorgio aveva abitato un mese in quel villino senza scoprirvi nulla di singolare; Lalla invece, subito, appena dentro, fatti appena i primi passi, in tutta quell'intimità ricca ed elegante, in tutti quei mille gingilli, vide come apparire, animarsi, muovere il dissipatore simpatico e capriccioso, il seduttore amabile, dal gusto finissimo, e dalle abitudini signorili; e in un tappeto con due cifre graziose, che non erano nè una V nè una G. quasi nascoste dagli arabeschi, e in un vasetto di fiori appassiti, e in un pennaiuolo ricamato, e in un coltroncino trapunto, essa indovinò, al primo sguardo, le manine di una donna, o di più donne, che volevano, o che avevano voluto molto bene al padrone di casa. Con quel suo istinto di bimba curiosa e indiscreta, Lalla guardava, toccava tutto, e di tutto voleva sapere, indovinare il perchè. Essa correva di qua e di là, dallo studio al salottino, dal salottino alla camera da letto, cercando, frugando, rovistando, trovando sempre qualche cosa di nuovo, e d'interessante. Pareva in casa sua là dentro, essa pareva lo spirito, l'anima, il folletto di tutto quel piccolo regno dell'amore e della femminilità.