«Palazzolo (sull'Oglio).

«Ieri sera, nella Favorita, melodramma del celebre maestro cav. Donizetti Gaetano, abbiamo assistito al debutto del giovane primo tenore assoluto, signor Alessandro Frascolini. Dire non lice, all'umile penna del vostro corrispondente, gli applausi ch'egli riscosse caldi e ben meritati, egregiamente assecondato eziandio dalla valente prima donna assoluta, signora Mochetti Giuseppina. Soddisfacendo le brame addimostrate dall'affollato uditorio, il sullodato debuttante bissò la sua bella romanza dell'ultimo atto «Spirto gentil» fra il generale e crescente entusiasmo. Il signor Alessandro Frascolini ha bella voce, nobile l'aspetto, è ben aitante della persona, ed affrontando con disinvolta spigliatezza le difficili tavole del palco-scenico, impronta, con vero slancio di provetto artista, il carattere del personaggio rappresentato.

«Avanti, signor Frascolini! Avanti sempre! Gli applausi dell'intelligente pubblico di Palazzolo sull'Oglio vi devono essere di sprone a perseverare nelle parti di tenore assoluto, nelle quali Euterpe vi riserva splendido, per l'avvenire, l'aurato serto di Elicona.

«Il Ficcanaso»

La Nena, quella notte, dormì colla prosa di Ficcanaso sotto il capezzale: era incerta, titubante se dirne qualche cosa alla signora contessa: poi, si persuase, che ormai Frascolini non aveva mandato il giornale altro che per lei, la Nena, solamente per lei: si consolò tutta, allora, e pregò la Madonna perchè le facesse la grazia di potersi incontrare a Borghignano, almeno una volta con Sandrino, reduce dai trionfi di Palazzolo sull'Oglio.

XXIII.

Lalla e il Vharè s'erano data l'intesa di ricongiungersi a Borghignano nella prima domenica di giugno. In quella sera, per solennizzare la festa solita dello Statuto era stato disposto un gran concerto di beneficenza al teatro dell'opera. Lalla vi sarebbe intervenuta, Giacomo pure, e così si sarebbero incontrati naturalmente, senza che Giacomo dovesse correre il rischio di aspettare due o tre giorni per non destar sospetti, con una visita troppo sollecita in casa Della Valle.

Era la prima volta che accadeva al Vharè di fare un viaggio per celebrare la festa dello Statuto e per assistere ad un concerto di beneficenza. Egli, per altro, quantunque fosse il primo a riderne in cuor suo, godeva assai tutte quelle sensazioni intime e misteriose: gli pareva di ritornare giovine e di ricominciar allora la vita con una nuova provvista di poesia. La diva, infatti, che si era accorta del suo raffreddamento, aveva accettata una scrittura per l'estero, e Giacomo ne sentì più sollievo che dispiacere; le cose lunghe diventano serpi, e quell'amore filarmonico durava da tre anni, il che vuol dire nove stagioni d'opera all'incirca, e col repertorio limitato del contratto, egli ormai aveva fatto un'indigestione di Preziosille e di Azucene!… Poi la nuova passioncella di Giacomo era piena di tirannie gelose e prepotenti. L'amore schietto, sincero, che gli si donava con prodigalità spensierata, lo aveva sempre lasciato libero, padrone di sè; invece quella voluttà, avara, paurosa, piena di reticenze e di restrizioni, lo preoccupava e lo dominava continuamente. Giacomo di Vharè non aveva un'idea esatta dell'onore e nemmeno della virtù; perciò confondeva la civetteria degli atteggiamenti ingenui e fanciulleschi cogli scrupoli del dovere e della verecondia.

In buona fede, egli pensava fra sè e sè che gli avveniva allora, per la prima volta, di amare una donna e di poterla stimare: e quell'uomo cinico, beffardo, corrotto, che al mondo aveva una sola religione sincera, un solo affetto che non fosse una colpa, la memoria di sua madre, per la prima volta, accanto a quella memoria santa e adorata, collocava un'altra immagine di donna: la figuretta gentile della cara bambina.

La presenza del marchese di Vharè al gran concerto di Borghignano non fu l'avvenimento meno importante di quella memorabile serata. I commenti furono innumerevoli, variate e fantastiche le interpretazioni. Gli uni assicuravano che il marchese, rovinato completamente, era venuto a Borghignano per la liquidazione definitiva del suo patrimonio; gli altri giuravano invece ch'egli aveva vinto a Monte Carlo somme favolose, e che appunto tornava in patria, sempre amante delle novità, per pagare i propri debiti. Chi lo faceva ammogliato segretamente colla diva Soleil, e chi lo fidanzava ad un'americana arcimilionaria, la quale voleva metter su casa a Borghignano, per darvi grandi pranzi e grandi feste nel carnevale.