—A proposito di… di tuo marito: ieri sera ci siamo incontrati, nel palco della duchessa, e l'ho trovato molto sostenuto con me. Che cos'ha?

—Non gli sei simpatico, te l'ho detto, e, siamo giusti, non ha tutti i torti. Non gli sei simpatico, no, no, no! Ti tollera per un riguardo alla mamma, dice lui, ma, in fondo, credo che gli manchi il coraggio d'impormi di metterti alla porta. Oggi è andato in campagna, tornerà stasera e, spero, non saprà che sei venuto, così potrai ritornare più presto. Volevano che ci andassi anch'io in campagna; ma mi sentivo poco bene—per andare in campagna, s'intende!—Non ho detto bugie però, sai, la testa mi doleva davvero,—Quando iersera a teatro t'ho fatto segno col ventaglio di venir qui, sei stato contento?… Sì?… davvero davvero?… Fosti ben poco gentile, sai: dovevi almeno mandarmi un bacio, per ringraziarmi! Come sarebbero rimasti sorpresi, di', se ti avessero veduto colla tua serietà diplomatica a mandarmi un bacio dal palchetto!…—E Lalla, a questa idea, che le pareva molto ridicola, rise di cuore, coll'allegria schietta di una bambina senza pensieri e senza rimorsi.

—Ma se… se non… se quell'altro non c'è?… Allora?…—Giacomo, distratto, non ascoltava bene ciò che Lalla gli diceva.

—C'è la Giulia, t'ho detto, e poi, da un momento all'altro, aspetto la mamma; anzi c'è da stupirsi che non sia ancora venuta. A proposito, dimmi la verità, ma la verità vera, non t'è mai saltato in mente di far la corte alla mamma?

—No, mai.

—Giura!

—Giuro.

—Che bel fiascone avresti fatto!—E Lalla, battendo il palmo della manina sulla bocca aperta si pose a dirgli la baia.

—Lo credo; ma non ho mai pensato di tentare.

—Perchè?…