Giacomo non potè resistere,—con Lalla non sapeva lottare—e allora, pensando che per una volta nella vita si può essere anche ragazzi, a prezzo di tante e così nuove seduzioni, ritornò a sedersi vicino a lei.
—Sentiamo.
—No.
—Che cos'ha da dirmi?
—Nulla.—Adesso era Lalla che faceva il muso; un musino incantevole.
—Parla, andiamo; sarò buono, sono buono; a costo di essere…. un imbecille!
—No… No!… Vada… Vada all'estero, raggiunga la diva; quella non ha scrupoli, e non lo rende ridicolo!
—Perdonami!…. Ti domando; perdono!… Che hai da dirmi?…—Lalla tenne ancora il musino, per un momento, ma poi fissò Giacomo, sorrise, gli si avvicinò di nuovo e passando un braccio sotto quello di lui, colla testina bassa, gli disse pianino pianino, giocando con una mano colla catenella dell'orologio del Vharè:
—Mi confesso, non è vero?…
—Sì… sì…