Cominciarono gli addii: Giacomo sarebbe ritornato tre giorni dopo, se quell'altro non ne avesse saputo nulla: già lei, onde prevenire le domande, si era abituata a contargli sempre chi c'era stato a farle visita; e perciò, anche se ne dimenticava qualcuno, non era questo—un mentire!

Prima che il Vharè se ne andasse, prima di mandarlo via ebbe un altro trasporto di tenerezza e di abbandono:

—Vedi, Nino,—gli diceva,—se tu lascerai che io ti ami sempre così, senza voler urtare contro certe mie idee, allora ti vorrò ancora più bene, e te ne sarò riconoscente con tutta l'anima!… Di', Nino, non siamo più tranquilli, più contenti, più felici?… Il poter pensare l'uno all'altro senza arrossire, è pure una gran consolazione, sai? E poi, per me, vedi, c'è un'altra cosa che mi consola, che è una grande parte del mio amore, quella di non essere costretta a rinnegarlo dinanzi a Dio! Se tu sapessi la gioia che io provo quando prego per te e se… se invece… capisci?… allora non potrei più pregare e certo qualche grande sventura ci colpirebbe, forse… sarebbe tutto scoperto… e non potrei vederti mai più!… E tu?… Tu non preghi, non è vero?…

Giacomo sorrise, ma si sentiva un po' commosso.

—Tu non pregheresti nemmeno per me?… Tu non credi?… Cattivo! Come sarei beata, orgogliosa, se un giorno potessi riuscire a farti credere!

Il marchese di Vharè uscì da quella casa ringiovanito. Gli pareva che gli fosse tornata la gioventù del cuore, e si sentiva la coscienza soddisfatta per aver risparmiata quella donna.—Aveva tanto candore e gli era tanto cara!… Certo che… un giorno o l'altro… non voleva essere ridicolo; ma perchè si sarebbe affrettato a distruggere tutto l'incanto di quell'abbandono lento del cuore e dei sensi che, a poco a poco, avrebbero vinta la ragione… e il timore?… Alla fine poi non poteva lamentarsi; progressi ne avevano fatti!…

Era proprio vero che la duchessina a Borghignano amava molto di più, o amava meglio, il Vharè, di quanto non lo amasse a Roma. Ma se a Roma il marchese di Vharè non rappresentava che un episodio della vita elegante di Lalla, a Borghignano, invece, ne formava l'argomento principale. In quella sua vita quieta tranquilla, senza distrazioni, Lalla ricordava Giacomo più spesso, lo vedeva in quel mondo meschino, lillipuziano, apparire ancora più diverso e più attraente degli altri. Per tutto ciò, ella gli voleva anche più bene o, per lo meno, credeva di volergliene di più. E poi, a Borghignano, la duchessina si annoiava, e quando una donna sbadiglia, il diavolo, dice un proverbio spagnuolo, le entra per la bocca e le va diritto sino al cuore.

Lalla era di gusto fine, delicato; aveva il temperamento e i nervi aristocratici; per ciò, la corruzione profonda, ma raffinata, del marchese di Vharè, si rivestiva agli occhi suoi di nuove attrattive al confronto delle marachelle democratiche e trivialucce dei giovani—provinciali—di Borghignano, le quali consistevano nell'andare a cena colle coriste e le ballerine sudice e sbilenche, nell'ubriacarsi rumorosamente col vino da fiasco o colla birra, nel rovinarsi, a poco a poco, ai tavolini delle trattorie e colle carte nostrane, senza il lusso e l'effetto drammatico di una bella catastrofe rumorosa.

A Borghignano il fior fiore dell'aristocrazia mascolina era rappresentato dai fratelli Tangoloni de Lastafarda, che godevano molto credito ed erano molto invidiati perchè si vestivano a Milano, perchè avevano amici a Milano, perchè partivano per… o arrivavano da Milano, ogni altro giorno. Erano sempre insieme, questi due. vestivano collo stesso taglio e colle stesse stoffe dello stesso colore, all'inglese, ed erano cretini, tutti e due, alla Nazionale. Il più giovane certo, aspettando il suo turno, faceva intanto da moretto al maggiore. Il maggiore dei Tangoloni diceva una qualche spiritosaggine? Il minore correva a ripeterla nei salotti e nei palchetti. Il maggiore faceva la corte ad una signora?… Il minore, in segretezza, spifferava la gran notizia a tutta Borghignano, e spesse volte, per l'onore della famiglia, aggiungeva di suo. Tangoloni seniore parlava col prefetto? Allora Tangoloni iuniore andava raccontando al club e al caffè:—mio fratello discorrendo col prefetto lo ha consigliato a…—oppure:—il prefetto, trovandosi con mio fratello, gli ha confidato che…—e così via, di seguito. Del resto i Lastafarda erano ricchi, di buona nobiltà, e a Borghignano dittatoreggiavano senza accordare punto costituzioni; e il novellino, che stava lì lì, titubante e desioso per ispiccare il primo volo nel bel mondo, doveva sottostare al noviziato, entrare nel seguito dei Lastafarda ed aspettare che uno dei due fratelli lo prendesse a braccetto trattandolo col—tu:—fatto, codesto, col quale a Borghignano, dalla mattina alla sera, si passava dalla plebe all'aristocrazia, dalla gente ordinaria alla compagnia dei nobili.

Un altro astro di primo ordine era rappresentato dal marchese di Toscolano, nobile come Bajardo, spiantato come San Quintino; costui non aveva che una passione, ma sfrenata, quella dei cavalli. Passione divisa, del resto, da tutta l'aristocrazia genuina o assimilata di Borghignano, che sapeva a memoria la vita ed i miracoli di tutte le rozze sfiancate che passavano sotto i brum. Il marchese di Toscolano aveva un cavallo solo, in scuderia, e gli aveva messo nome Adamastor, mentre sarebbe stato meglio battezzarlo Bortolo o Pasquale, per la sua andatura lenta e monotona, che gli dava l'aria pacifica e rassegnata d'un vecchio impiegatuccio a milletrecento, che trotterella, curvo e striminzito, da casa all'ufficio.