Non era il primo caso, codesto, nel quale Lalla si mostrasse adirata; ma le altre volte Giorgio smetteva subito la bizza e le domandava perdono, accarezzandola. Invece, quella notte, tacque imbronciato; e mentre Lalla, svestita e inginocchiata dall'altra parte del letto, diceva le sue orazioni, Giorgio, coricato, cominciò a leggere il Diritto. Lalla fini di pregare, si segnò, baciò l'amuleto che teneva appeso sul capezzale, e leggiera, svelta si tuffò sotto le lenzuola. Giorgio continuò imperturbabile a leggere il Diritto. Quella resistenza era affatto nuova e Lalla ne rimase un pochino impressionata. Ma Giorgio non leggeva: meditava, assorto col pensiero nel Vharè e nelle parole di sua moglie. Certo, da molti anni colui era l'amico della famiglia d'Eleda… l'amico di Maria. Il dubbio, persino, gli ripugnava, ma… Ma pure, vedeva ancora Maria e Giacomo come in quella triste mattina, così per tempo, a cavallo, soli soli, sul Poggio dei Platani… Giorgio continuò per un pezzo a fantasticare, ma poi finì, secondo il solito, persuadendosi di essere un pazzo…—Sì, sì; un pazzo!… Dubitare di Maria?
—Se non era altro che una statua di ghiaccio!… Se non aveva cuore per nessuno!… Che!… avrebbe giocata la vita, sull'onestà, classica, di quella donna!
Poi, dopo un momento, tornava a pensare:—Discorrevano della Giulia. Certo, certo; se il Vharè avesse intenzione di fare la corte a Lalla, Lalla stessa, che mi conta tutto, me lo avrebbe già detto. Metterlo alla porta?… Si fa presto a dirlo, ma… come si fa? E le chiacchiere? I commenti? E poi, comprometterei il mio onore e l'onore di mia moglie, senza una ragione! Del resto ho un bel mostrarmi freddo, inurbano con quello sfacciato: o non capisce, o non vuol capire!… Eh, se ci fosse qualche cosa!… per Dio!… lo ammazzerei!… Povera Lalla; tanto buona… ed io tanto sospettoso!… Ma non è di te che dubito, no, angelo mio, è della perfidia, della cattiveria altrui!… Se potessi portarmela via, lontana da tutti, sola… con me…—Così pensando, si voltò verso la moglie, per vederla dormire; Lalla riposava tranquilla, come una bimba, i bei capelli disciolti, le braccia incrociate sul petto, la bocca socchiusa e ridente. Egli la guardò a lungo, con una tenerezza profonda, appassionata, e allora tutti i suoi cattivi pensieri svanirono come per incanto. Non volle destarla, ma lievemente, trattenendo il respiro, depose un bacio su quella bocca fragrante come un fiore… ritornò a guardarla… a guardarla… poi, sospirò, spense il lume e si rannicchiò per dormire. Ma appena il lume fu spento, Lalla aprì lei gli occhi e senza muoversi, senza farsi sentire, sorrise con una contentezza birichina: suo marito era sempre lo stesso innamorato!
XXIV.
Chi dormì meno di tutti, quella notte, o, per dir meglio, chi non dormì affatto, fu il marchese Giacomo di Vharè. Il sì di Lalla, che sentiva sempre vivo nel sangue, lo teneva desto agitato. Egli era ritornato ai turbamenti e alle commozioni dei primi amori. Lalla aveva saputo incatenarlo assai strettamente; ma l'indole sua non poteva resistere a lungo a quella ginnastica platonica, e la sensualità vi si faceva sentire ancora più prepotente per quel tanto ch'era stata trattenuta e domata.
Non potè dormire in tutta la notte; soltanto verso l'alba riposò un poco. Si alzò tardi, con gli occhi pesti, col capo intronato, con un gran desiderio addosso e con un grande sgomento.
Gli era pur cara quella donnina così amorosa, così intelligente e sagace e nello stesso tempo così ingenua! Era l'ultima volta ch'egli amava o, per lo meno, era adesso alla sua ultima passione. Riflettendoci bene, ebbe paura di poter compromettere per imprudenza tutta quella sua grande felicità; poi pensò ai propri guai finanziari… al giorno, non lontano, nel quale non potendo più tirarla innanzi coi ripieghi sarebbe stato costretto a saldare i creditori con un colpo di rivoltella. Morire? E Lalla?… Lalla avrebbe trovato un nuovo amante!… Allora, proprio come un collegiale, gli si affacciò l'idea di morire tutti e due, ma finì presto col ridere di questa sua pensata alla Werther. Lalla era tanto giovane. Ben presto ella stessa lo avrebbe piantato per un altro. Si guardò nello specchio e si consolò; il pericolo non pareva imminente!… Il Vharè era una di quelle fortunate eccezioni, che non invecchiano mai, oppure che, anche invecchiando, colla loro testa grigia, ardita, espressiva, fanno fantasticare le testine romantiche delle fanciulle. Allora poi egli poteva dirsi ancora nel fiore dell'età. Più che essere un bell'uomo, cosa stupida alle volte, quanto, alle volte, lo è anche una bella donna, egli era un bel tipo. Che cosa importa la sostanza, quando al di fuori egli appariva simpatico, attraente, con un tutt'insieme dove c'era del poeta e del gran signore, del diplomatico e del rompicollo?…
Appena vestito se ne andò subito al caffè a far colazione; dopo, accese un sigaro, e girellando a caso, coll'immagine di Lalla che gli vezzeggiava dinanzi agli occhi, fece, come Dio volle, venir le due. Quando passò la soglia del palazzo Della Valle, aveva la faccia ancora più pallida del solito e gli batteva il cuore precipitosamente.
—La contessa è in casa?…
—Sissignore.—Erano già stati dati ordini in proposito; il portiere tirò la corda del campanello senza nemmeno passare nell'atrio a domandare ai servitori se la contessa volesse ricevere. Giacomo, per tali indizi, fu preso da una gioia espansiva, quasi fanciullesca; ma ahimè!—la gioia dei mortali… è un fumo passeggero!—Nella corte c'era il marchese di Toscolano,—stivali alla scudiera, giacca di velluto e il solito scudiscio fra le mani;—col cavallerizzo del conte Della Valle egli stava provando un puledro storno, che uno scozzone faceva passeggiare dinanzi alla scuderia.