Lalla rientrò nel salottino; i due la seguirono. Si parlò del più e del meno, di Giorgio ch'era andato in campagna, del puledro storno e della festa del Prefetto. Il Toscolano si vantava di non averci messo piede, quantunque avesse ricevuto l'invito.—Questo signore aveva ballato da tutti i governatori austriaci succedutisi a Borghignano, ma di Prefetti di sinistra non ne voleva sapere, perchè tutti i sinistri, diceva lui, erano nemici mascherati dell'Italia e della Monarchia.—Giacomo, su le prime, se la cavava con bastante disinvoltura, tanto per mostrare a Lalla che aveva spirito e che sapeva far buon viso alla disdetta, ma poi, rodendosi dentro perchè quell'altro non dava segno di voler andar via, a poco a poco diventò taciturno e imbronciato.

—Vieni o rimani?—gli domandò alla fine il Toscolano, dopo un momento di silenzio.

—Rimarrei, se la contessa lo permette.

—Io… bisogna che me ne vada!—e così dicendo il Toscolano cacciò le mani in tasca e si sdraiò ancora più comodamente nella poltrona. Lalla si godeva assai vedendo quell'altro che pareva sulle spine, in fondo al cuor suo, provava una certa inquietudine, un timore vago, indefinibile… insomma, aveva un gran piacere… a non restar sola col Vharè.

Il Toscolano domandò delle signore meglio vestite della festa, e Lalla, con molto brio descrisse l'abbigliamento dell'avvocatessa, mentre l'altro sobbalzava e lacrimava a forza di ridere. Poi il Toscolano tornò a guardare l'oriuolo, e accavallando una gamba sull'altra, e battendo il tempo col tacco, si pose a cantarellare sull'aria dei cospiratori nella Madama Angot:

—Bisogna che me ne vada! Bisogna che me ne vada!—… E non si moveva.

Giacomo, tuttavia, non aveva perduta ogni speranza: da un momento all'altro quell'importuno se ne sarebbe andato, ed ogni ritornello del Toscolano lo confortava… Ma, sul più bello, si sentì un rumore di passi, un fruscio di vesti, e questa volta, annunziata dal servitore, si fece avanti la Calandrà. Allora sì che il Toscolano battè subito in ritirata; ma rimaneva quell'altra, a guardare la piazza!…

La generalessa domandò conto della Giulia: Lalla rispose che sua cugina aveva detto, ed era vero, di voler dormire fino all'ora del pranzo, perchè si sentiva stanca; allora si tornò da capo a discorrere della festa del Prefetto. Giacomo non ne poteva più, ma le sue pene erano ben lungi dalla fine. Poco dopo la generalessa, capitarono i due Lastafarda, che in quei giorni si affaccendavano in visite, perchè tutti e due avevano da sfoggiare un soprabito ultima novità; poi, andata via la generalessa, venne Gianni Rebaldi, colla zazzera impomatata, non più bionda, ma d'un rosso cupo, avvenimento che a Borghignano si spiegava raccontando d'una certa operazione di credito ch'egli aveva conchiusa di fresco e sulla quale, in conto di altrettanta valuta, avea dovuto accettare i fondi di bottega di un profumiere fallito. Qualche cosa di vero in queste chiacchiere ci doveva essere, perchè il Rebaldi, infatti, sentiva di muschio, di verbena e di violetta lontano un miglio, e i suoi capelli cambiavano ogni giorno di colore.

I Lastafarda se ne andarono presto: a Milano si usa di far visite corte; ma il Rebaldi rimase duro, fermo, al suo posto. Egli, dopo aver ripetute le spiritosaggini dette la sera innanzi, voleva che Lalla gli trovasse moglie e per un bel pezzo continuò a cantare e a descrivere la verginità del suo cuore, tanto che Giacomo, stizzito, gli buttò in faccia, un po' sgarbatamente, che a cinquant'anni, sonati, non si poteva più sposare che la propria governante. Il Rebaldi rimase imbronciato, ma non andò via, tanto più che, ad aumentare il ghiaccio fattosi d'intorno, capitò la Bertù, colla sua aria da ficcanaso, la quale si mostrò molto sostenuta col Vharè, affettando di chiamarlo sempre il signor Vharè, e niente marchese.

Giacomo era arrivato al colmo dell'impazienza!… Aveva la testa intronata da tutti quei discorsi così vuoti, inconcludenti, interminabili; si dondolava sulla seggiola, strappava convulsamente la fodera del cappello e, cogli occhi levati, numerava ad uno ad uno i putti del soffitto, Lalla, invece, gaia e ridente, si godeva a lanciare sul Vharè certe occhiate maliziose, significantissime, che la rendevano ancora più attraente.