Ad ogni costo egli avrebbe aspettato di restar solo! Almeno un bacio, ma glielo voleva dare!
La Bertù e Gianni Rebaldi stavano finalmente combinando d'andar via insieme, in carrozza. Lui sarebbe disceso al club; lei ci doveva passar sui piedi, tornando a casa. Si alzarono, cominciarono i saluti, il Vharè era lì lì per spuntarla, quando,—chi è? chi non è?—si affaccia sull'uscio Pier Luigi da Castiglione, che arrivava in quel punto da Viareggio, senza avere scritto prima, perchè voleva fare un'improvvisata.
L'arrivo di Pier Luigi non fu molto gradito alla duchessina: essa ebbe
il presentimento che quell'uomo capitava apposta per farle del male.
Tuttavia si mostrò lieta, e sonò, perchè avvertissero subito la
Giulia.
Il Vharè era proprio spacciato.
—Sicuro; vengo da Viareggio… vengo. Ho per te—e si rivolse a Lalla—i saluti della Raimondi, della Rescalvi e della Vigofanti; sicuro. Sì sperava che saresti venuta a Viareggio, ma… Tò, tò, tò, guarda chi vedo! Il nostro caro marchese!… A Borghignano, voi?!… Ma, come mai?… Eh! Eh! Eh! cherchez la femme, cherchez!… Cercate la donna, cercate!
Si strinsero la mano e si guardarono in viso, tutti e due.
Il Vharè se ne andò presto con la Bertù e col Rebaldi. Egli sperava di sfuggire all'occhio maligno di Pier Luigi, ma aveva cominciato troppo tardi ad essere prudente; quella sua visita a Lalla, così prolungata, determinò e precipitò la catastrofe.
Appena la Calandrà e la Bertù si trovarono insieme nella serata,
quella domandò a questa chi ci aveva veduto dalla duchessina:—Gianni
Rebaldi e il signor Vharè—rispose l'anemica discendente dei
Saint-Florin.
—Come?… il Vharè era ancora da Lalla quando ci sei stata tu? Se ce l'ho trovato io pure!
—Mah!—Questo mah della Bertù esprimeva un sospetto e un lamento insieme.