—Allora le fa la corte?

—Pare…

—Lalla, ci casca per inesperienza. Bisogna impedire che la cosa si faccia seria.

—Certo, bisogna salvarla.

—Bisogna salvarla!

La stessa osservazione, la stessa maraviglia, i medesimi commenti, si erano fatti al club fra il Toscolano e il Rebaldi.

A poco a poco, la notizia importante fu divulgata, smentita, confermata, e tutta Borghignano fu messa sossopra. Alcuni assicuravano che ormai al conte Della Valle non rimaneva più altro che reprimere, altri sostenevano, con pari calore, che c'era tutto il tempo per poter prevenire. Al club si notava la faccia del Vharè quando entrava, l'ora e la strada che prendeva quando ne usciva. In una farmacia, vicina al palazzo Della Valle, nascosti dietro le tendine verdi dei cristalli, c'erano sempre parecchi curiosi che spiavano il Vharè mentre si recava a far visita alla contessa Della Valle. Nel caffè di Borghignano, la mattina all'ora di colazione e la sera dopo il teatro si sospese, per il momento, di salvare la patria, volendo salvare invece il conte Della Valle, dal serio pericolo che correva. Pochi accusavano Lalla; i più la difendevano; tutti esaltavano i meriti di Giorgio, e condannavano, senza pietà, il marchese Vharè: quelle brave persone erano diventate, ad un tratto, altrettanti Catoni, altrettanti Collatini insieme e in solido! E non indietreggiavano neppure dinanzi a qualche grave incomodo.—Lalla e il Vharè non poteva mai uscir di casa senza avere, l'uno o l'altra, un bracco dilettante alle calcagna, il quale poi, secondo la direzione della pesta, correva a mettere la quiete o l'allarme in città.

Il Lastafarda, numero due, girava attorno in cerca di notizie e di aneddoti che riferiva poi al Lastafarda numero uno, il quale, in tal modo, era riuscito a diventare piacevole alle signore. Gianni Rebaldi assicurava che a Bologna uno spiantato, roso dai debiti, non sarebbe stato ricevuto nella buona società, e il marchese di Toscolano, ora scommetteva la testa e ora la coda di Adamastor, sostenendo che il Vharè aveva fatto un buco nell'acqua. La Prefettessa difendeva Lalla a spada tratta; la Calandrà elogiava con molto calore il conte Della Valle, la Bertù faceva da pubblico ministero con requisitorie draconiane che condannavano tutti quanti!…

Pier Luigi era il solo della famiglia che gli amici mettessero a parte di quello scandalo; uno scandalo che, a sentire lo stesso Pier Luigi, pareva scandalizzare anche lui!… Tutti lo consigliavano circa il da farsi: gli uni, trovavano necessario di aprire gli occhi al marito, altri, invece, di aprirli alla moglie. La Bertù voleva che Pier Luigi ne parlasse subito al duca Prospero, la Calandrà alla duchessa Maria, ma la Prefettessa suggeriva di star a vedere come si mettevano le cose.

—Mio fratello,—esclamava smaniando il giovane Lastafarda,—ha detto stamattina che s'egli fosse nel conte Pier Luigi, se la prenderebbe col Vharè, soltanto col Vharè, tagliando i nodi alla militare, con una buona sciabolata!