—Non facciamo complimenti, non facciamo…

—No, no; lasciatemi dire—che giustamente, giustissimamente vi è dovuta. Dunque?… Siamo intesi?

Il conte da Castiglione si fece pregare, ma poi, in fine, disse di sì: tuttavia prima di parlare con Giorgio, ben conoscendo il predominio di Lalla, volle aver tanto in mano da non poter essere smentito. Allora si pose a far la posta, non perdendo più d'occhio la cara nipotina, e quel venerdì, appunto, nel quale Lalla e Giacomo dovevano vedersi per andare dalla Prefettessa, egli le tenne dietro appena uscì di casa, la vide incontrarsi col Vharè, salutarsi, fermarsi e poi, bel bello continuar la strada… insieme.

Pier Luigi affrettò il passo, li raggiunse e, oltrepassandoli, salutò la nipote e il marchese con una grande scappellata, un grande inchino e un cordialissimo sorriso.

I due rimasero colpiti, spaventati e si lasciarono subito: Lalla, col solito espediente dei libri, avrebbe fatto sapere a Giacomo se mai l'incontro di quel—iettatore—avesse portato disgrazia; se invece non vedeva libri, egli sarebbe andato la domenica prossima, alle quattro, ora diplomatica, a farle visita.

La Della Valle si fermò un minuto solo dalla Prefettessa; dopo, corse a casa inquietissima, con mille timori nell'animo. Essa temeva la linguaccia e l'odio di Pier Luigi! Era sicurissima che quel vecchio esoso non si lascerebbe sfuggire una così buona occasione per vendicarsi.

Appena a casa si spogliò del cappellino, della mantellina, poi si accomodò nel cantuccio del suo salotto, tranquillissima in apparenza, e prese a sfogliare una rivista, aspettando che Giorgio andasse a cercarla. Ma non leggeva; pensava al suo metodo di difesa.—Aveva ben ragione quando temeva che il venerdì le sarebbe stato fatale!… E… Giorgio, crederebbe più a lei, o a Pier Luigi?…

In quelle ore—eterne—non pensò che al pericolo dal quale era minacciata la sua pace e il suo avvenire. Se pensava al Vharè, era soltanto per confortarsi di…—non aver rimorsi—e, al caso, di poterlo anche giurare!

Del resto s'inquietava a torto; nessuno, nemmeno Pier Luigi, e suo marito meno ancora degli altri, voleva mettere in dubbio la sua innocenza.

Pier Luigi, uscendo dal club con Giorgio, lo prese a braccetto e gli disse appena, in via di discorso, che nella sua qualità di stretto parente si trovava in obbligo di consigliarlo a impedire l'assiduità del Vharè presso sua moglie, perchè il mondo l'aveva notata; e soprattutto, doveva vietare a Lalla di lasciarsi accompagnare per via da quel pessimo soggetto.—La moglie di Cesare—concluse Pier Luigi—non deve essere nemmeno sospettata, non deve essere!