A don Vincenzo tremavano le gambe, non fiatava. Il povero prete si faceva curvo, piccino, piccino, sperando, quasi, lui così grosso, di potersi nascondere dietro alla miss, che camminava impettita, dura come fosse di legno.

Gli passarono davanti adagio adagio, poi a mano a mano, senza accorgersene, affrettarono il passo sempre di più, e quando furono in vista del Villino si può dire che andavano di corsa, tutti e tre stretti insieme, senza mai voltarsi, senza mai parlare, colle sottane svolazzanti, innalzando mentalmente una preghiera al buon Dio in tre lingue diverse: in italiano, in inglese e in latino. Giunti a casa, al sicuro, miss Dill bevette subito un bicchierino di acqua di tutto cedro, ed ordinò al credenziere di sturare una bottiglia per don Vincenzo. Lalla non prese nulla; passato il pericolo, era passata anche la paura, e scherzava e rideva raccontando a Giorgio quanto le era accaduto, e metteva in burletta don Vincenzo e l'istitutrice. Ma disse al marito che le altre sere sarebbe andata a Santo Fiore in carrozza e che lui l'avrebbe dovuta accompagnare. Giorgio ne fu ben contento, quantunque in pericolo, in tutto ciò, non vedesse altro che le spalle del Frascolini.

Quando la duchessa Maria e il duca Prospero erano venuti in campagna, avevano condotto seco anche la Giulia che, in quegli ultimi giorni, aveva dovuto abbandonare i Della Valle per casa d'Eleda. Era stato Prospero Anatolio a consigliare ed a voler così, non trovando nè conveniente, nè divertente per la ragazza, quel dover correre dietro a far da comodino fra marito e moglie. Pier Luigi, senz'altro, aveva approvato ed accettato il cambiamento, ed era partito per Varese.—Sarebbe poi ritornato a Santo Fiore, sarebbe, a riprendere la pupilla, in ottobre, dopo le corse, dopo.

Le due famiglie, unite e d'accordo, vivevano sempre insieme. I Della Valle andavano a pranzo—dalla mamma—quasi ogni giorno e dopo, accompagnati dai d'Eleda, a piedi, avendo i medici consigliato alla duchessa qualche breve passeggiata, ritornavano al villino, dove passavano la sera giocando e facendo un po' di musica.

In quelle piccole gite, Lalla dava il braccio a miss Dill. Fra la vecchia istitutrice e la contessa Della Valle era nata di fresco una grande intrinsichezza: la mattina andavano insieme alla messa di don Vincenzo (don Vincenzo la diceva apposta un po' più tardi) e insieme combinavano molte altre divozioni. Miss Dill, aveva sempre qualche notizia, qualche pettegolezzo da riferire in segreto e fu lei che fece prendere una sgridata solenne alla Nena, raccontando alla contessa di averla veduta col Frascolini, poco lungi dalla villa.

Il duca Prospero, invece, dava il braccio alla Giulia e le confidava, sospirando, di essere un marito infelice: sua moglie, la Madonna di neve, non sapeva comprenderlo e tanto meno apprezzarlo. Maria e Giorgio venivano gli ultimi, un po' discosti dagli altri, perchè Maria, più debole, si stancava più presto.

Dopo che Lalla aveva fatto capire alla mamma di essersi accorta della sua freddezza per Giorgio, Maria aveva creduto bene di mutare contegno e di mostrarsi col genero assai meno riservata. Ella temeva che quella bizzarra figliuola potesse sinistramente interpretare la rigidezza fino allora mantenuta ne' suoi rapporti col conte Della Valle. Ne parlò prima, in proposito e lungamente, con don Gregorio, e il buon prete pure la persuase che, ormai, essa non aveva più nulla da temere, che ormai, tutte le prove più aspre erano state superate e che però poteva, anzi doveva espandere in una nuova tenerezza, tutta quella grande passione che l'aveva colpita, senza riuscire ad abbatterla.

—Non hai più nulla da temere… No… consolati… hai vinto!—diceva a Maria don Gregorio.—Per quanto possa essere grande la tua tenerezza, io ti conosco bene, tu lo amerai coll'affetto di una madre.

Maria, a quelle parole, chinava il capo e sospirava.

Sì, lo avrebbe amato come una madre; ma sentiva pure che nessun figliuolo al mondo sarebbe stato amato come Giorgio Della Valle!