Un'altra voce più intima, segreta, consigliava a Maria quel mutamento: una voce le diceva, consolandola, che molto ancora non le rimaneva da vivere; e Maria non voleva… aveva diritto di non lasciare una memoria che non fosse cara, un rimpianto che non fosse duraturo. Non era tutto per lei?… La sua consolazione, la sua felicità, il premio suo che sospirava, che domandava a Dio, per le angosce sofferte?
E in quelle indimenticabili passeggiate, era sempre Lalla il prediletto argomento d'ogni loro discorso. Giorgio confidava—alla mamma—tutto l'amore, tutta la passione che gli traboccava dall'anima e le confidava (a lei, a lei sola) premendole il braccio teneramente,—ch'egli sperava sempre… che il suo sogno dorato non era del tutto svanito… insomma… quella sua felicità così grande sarebbe stata compiuta soltanto da un bambino… un bambino della sua Lalla!…
Maria, pallidissima, ma col volto irradiato da un sorriso mesto e soave, riusciva, forse lacerandolo, ad aprire il suo cuore a quell'eloquenza dolce e appassionata!… E mentre Giorgio, lietissima di riacquistare così la sua buona sorella, ma dolente di averla in quegli anni tanto sconosciuta da non rifuggire dinanzi a un sospetto mostruoso, esprimeva con calda espansione la stima profonda che le professava. Maria, che non voleva desiderare di più, innalzava sospirando gli occhi al cielo, ancora scintillanti di lacrime. E anche Maria faceva voti, anch'essa, la povera martire, perchè il desiderio di Giorgio fosse esaudito. Del resto, quel bimbo (e maschio, s'intende) era un po' il desiderio di tutta la famiglia; ma le speranze parevano diminuire con ogni giorno, anzi, con ogni mese che passava.
Anche Lalla n'era contrariata, e non voleva farlo capire. Ci teneva ad essere invidiata anche nella sua perfetta felicità, e perciò ripeteva a tutt'andare che l'aver figliuoli non era altro che una seccatura!… Ma poi… Pier Luigi ghignava, la Giulia sorrideva e il duca… povero duca! Egli era addolorato più di tutti!… Aveva ottenuto che il primogenito dei Della Valle avesse a portare riuniti i nomi delle due famiglie e chiamarsi Prospero Giorgio Maria Anatolio conte Della Valle e duca d'Eleda, ma… ma come per fare un arrosto di lepre occorre per lo meno la lepre, così per ottenere un futuro duca d'Eleda, occorreva… un contino Della Valle!…
Giorgio, dal canto suo, si guardava bene dal lasciar trasparire neppur l'ombra del dispiacere; e ciò, primieramente, perchè egli voleva troppo bene a sua moglie, e poi perchè, sua moglie aveva finito coll'imporsi in tutto e per tutto e coll'avere su di lui un grande predominio. Quasi quasi, certe volte, si sentiva intimidito, aveva un po' di soggezione, specialmente a doverla contradire. Essa faceva tanto presto a montare in collera!… E le collere di Lalla, ad onta della sua dolce soavità, ad onta della sua compostezza tranquilla, erano sorde e ostinate. Non gridava, non faceva scene, ma non gli rivolgeva più la parola, e a qualunque cosa che egli le dicesse rispondeva con un—come vuoi—immutabile di espressione e di tono, mentre alle sue carezze essa si faceva di ghiaccio.
La più ostinata di quelle collere bianche—era Pier Luigi che le chiamava così—il Della Valle l'ebbe appunto da combattere nei primi giorni che erano arrivati a Santo Fiore. Appena Lalla fu persuasa che suo marito non aveva alcun sospetto fondato e che ormai la credeva più candida di un'innocente colombella, pensò subito a difendersi per l'avvenire e anche un pochino a vendicarsi, per lo spavento avuto. Giorgio tentò ogni mezzo per acquetarla: la dolcezza, le carezze, le preghiere, i rimproveri;—niente: non c'era verso di smuoverla! Lalla ci teneva troppo a far sì che quella lezioncina fosse ricordata ben bene, e quando cedette finalmente, e solo perchè cominciava ad essere seccata lei stessa della propria ostinazione, volle ancora stravincere, e ci riuscì.
—Ebbene, io dimenticherò e perdonerò—disse a Giorgio che la supplicava,—ma ad un patto.
—Quale?… tutto ciò che vuoi!…
—Devi essere sincero e rispondere sì o no, francamente, ad una mia domanda.
—Ti dirò tutto!