Frattanto il giorno della battaglia si avvicinava e non c'era da farsi illusioni. O il progetto presentato dalla Giunta era approvato dal Consiglio, e allora l'Amministrazione d'Eleda restava al potere, oppure veniva respinto, e bisognava dimettersi.
Fra i soliti avventori del Caffè di Borghignano c'era un orgasmo febbrile. La mattina, all'ora di colazione o la sera, dopo il teatro, non si faceva altro che scrivere col lapis, sui tavolini di marmo, il nome di tutti i consiglieri comunali, mettendo in fila—separatamente—quelli che avrebbero votato per il sì, e quelli che avrebbero votato per il no, poi facevano le somme; ma risultava sempre sul tavolino dei progressisti la maggioranza pel no, e su quello dei costituzionali pel sì.
Alla vigilia della gran seduta, la Giunta e i suoi aderenti si abboccarono un'ultima volta col Frascolini, in casa d'Eleda. Fu convenuto, dopo una discussione molto vivace, di pubblicare l'indomani stesso sull'Omnibus un ultimo articolo cannonata. L'Omnibus sarebbe uscita apposta un'ora prima del solito, e l'articolo col titolo—All'ultima ora—era stato scritto da un egregio avvocato, segretario della Costituzione e fabbricere del Duomo. Fu discusso, corretto in qualche punto, e poi raccomandato caldamente al direttore. Il Frascolini lesse ancora l'articolo per suo conto, lentamente, sotto voce, poi stringendo le labbra, concluse:—Non c'è malaccio, ma è troppo lungo. Chi lo ha scritto, si capisce, non è del mestiere. Tuttavia, per accontentarvi, non adopreremo le forbici: lo faremo soltanto precedere da due righe di cappello.
—No, non occorre!—esclamarono tutti gli altri spaventati, tranne il d'Eleda, che quella sera si mostrava abbattuto assai.
—Lasciate fare, lasciate fare:—rispose il Frascolini coll'aria seccata. Egli mostrava un gran sussiego, proprio come se nel suo Omnibus portasse a spasso l'Europa. Ma il cappello si ridusse poi ad una sola aggiunta nel titolo, che fu stampato così:—All'ultima ora, ovvero Voto e Coscienza.
E venne il domani, finalmente, quel domani memorabile, aspettato con tanta apprensione! Il Consiglio era quasi al completo, le tribune affollate: la lotta fu accanita d'ambo le parti. Il piccolo avvocatino dei progressisti, il Robespierre in sedicesimo, fu eloquente, impetuoso, terribile. L'altro, l'avvocato dei costituzionali, pacato, forbito e prudente, sgattaiolava a destra e a sinistra, di modo che il fulvo campione della democrazia terminava col tirar colpi al vento e perciò, qualche volta, perdeva le staffe; ma caduto una volta, si rialzava più inferocito. L'uno combatteva le riforme e la cessione del Dazio consumo, nel nome della giustizia e della fame del popolo, e citava l'America; l'altro le difendeva per la salute della finanza, per il benessere morale e materiale del paese e della famiglia, e citava l'Inghilterra. Esaurita la discussione, quando fu il momento di passare ai voti, Prospero Anatolio, pallido, la fronte molle di sudore, suonò il campanello con mano tremante.
Il momento era solenne e definitivo per l'una parte e per l'altra. Si sa bene, moderati e progressisti avevano tutti sotto gli stivali il Dazio consumo e la riforma delle imposte! Adesso, la questione vitale, palpitante, come diceva l'Omnibus, era una sola: la Giunta e i moderati volevano restare al potere; i progressisti, invece, volevano rovesciarli, per mettersi al loro posto.
Erano tutti in piedi! giù i consiglieri negli stalli, e su, in alto, i curiosi delle tribune. Prospero Anatolio soltanto rimaneva seduto: era commosso, gli tremavano le gambe. Il silenzio era imponente e si sarebbe udita una mosca a volare e due farfalle a fare all'amore… Finalmente si conobbe l'esito della votazione; il progetto della Giunta era stato accettato con due soli voti di maggioranza; e il risultato fu accolto con grida, con applausi, con l'entusiasmo d'ambo le parti.
Erano tutti contenti: i costituzionali si gloriavano di aver vinto, e infatti avevano ottenuta la maggioranza; i progressisti sostenevan che la vittoria era stata dalla loro parte e che loro avevano applicato alla Giunta uno schiaffo morale, perchè il progetto era passato dal buco della chiave, per due miserabili voti racimolati all'ultima ora.
L'indomani, quando Prospero Anatolio arrivato fresco a Santo Fiore, raccontava in famiglia le vicende della fiera battaglia, si doleva, sospirando, di quella vittoria che lo obbligava a restare sindaco di Borghignano. Egli che avrebbe buttato via tanto volentieri quella camicia di Nesso!… Era stanco, seccato, di sacrificarsi tutto e sempre al servizio del pubblico, il quale ricambia con amarezze e ingratitudine. In quanto a' suoi colleghi, confidava a Giorgio, in segreto, che l'avevano fatta molto grossa venendo quasi a patti col direttore dell'Omnibus!… Quello era stato un passo falso che aveva creato malcontenti nel seno stesso del partito e che, a occhio e croce, aveva spostato tre o quattro voti di maggioranza.