Appena successo a Torino il riavvicinamento fra Giacomo e Lalla, era subito cominciato fra loro un attivissimo scambio di lettere, ed era stata la prima Lalla a scrivere, ad onta delle sue ripugnanze, e della sua prudenza. Svegliandosi alla mattina, placidamente, accanto a Giorgio, dopo aver assorbito la sera innanzi col Vharè il delizioso thè della riconciliazione, essa provò il prepotente bisogno di un altra voluttà: quella di scrivere.—Perchè?…

Giorgio doveva alzarsi e uscire presto per affari e le aveva dato un bacio solo e discretissimo, per via dell'emicrania di cui Lalla si era già lamentata la sera innanzi.

—Ancora bobo?…—le aveva domandato, sorridendole, come ad una bambina, appena la vide muoversi e aprire gli occhi.—Ancora bobo?

—Sì… molto, molto.—Lalla si era scostata sospirando, e Giorgio, dopo aver sospirato alla sua volta, si era alzato adagino per lasciarla quieta e se n'era andato.

Lalla rimase rannicchiata a godersi il delizioso calduccio del letto, e così tranquilla che non si sentiva respirare. Ma non dormiva: pensava, riandava tutti gli avvenimenti della sera innanzi. Essa non era soddisfatta. La realtà era molto al di sotto di quanto l'aveva immaginata, ed era meravigliata e mortificata perchè lo stordimento era cessato troppo presto. Il sangue tornava calmo e freddo, il cuore non batteva più violentemente, i ricordi non si affollavano tumultuosi, ma si schieravano ad uno ad uno, lentamente, chiari, precisi, in quella camera d'albergo, colle pareti vuote, di carta gialla… Pensava, riandava ricordando in ogni particolare quanto era successo, dall'incontro sulle scale, alla porta rimasta aperta. Pensava, ricordava tutto ciò, mentre le voci e i passi dei camerieri e il rumore e i suoni dell'albergo rendevano ancor più volgare quel suo ridestarsi ad una vita che avrebbe dovuto essere una vita nuova e tragica, agitata e sconvolta da terrori e da emozioni potenti… e che non era invece altro che la sua vita solita, solitamente tranquilla. Allora, in quel tepido dormiveglia, soffrì l'uggiosa impressione di chi entra di giorno in un teatro: quel vuoto, quel buio freddo, l'oro sbiadito dello stucco e del cartone, davano a Lalla un'uggia fastidiosa, strana, e cominciava lì, appunto, il suo rimorso, da tutto quel malcontento, da tutto quel disinganno…

Lalla sentì il bisogno di muoversi, di arrischiare, di gettarsi a capofitto nella sua avventura, in cerca di emozioni più forti, che dovevano stordirla, eccitarla, inebriarla e così soffocare il persistente borbottìo della sua coscienza e del suo pudore. Sì, anche il pudore ci soffriva in tutta quella calma, anche il pudore sentiva il bisogno di coprirsi, di nascondersi in mezzo alle fiamme della passione: e però, credendo di poter ingannare sè stessa e sperando di poter riuscire a convincersi che si era abbandonata perchè vi era stata trascinata, vinta dall'amore, dall'amore il più forte, il più ardente, si alzò di colpo col desiderio e la risoluzione di commettere una grande imprudenza e scrisse una lettera al suo amante.

Non era lui il padrone e l'arbitro della sua vita?… E con un caratterino minuto, fermo, regolare, riempì quattro paginette di carta profumata; ma, quando fu alla firma, pensò che non c'era bisogno di firmare… la solita prudenza cominciò ad avere il sopravvento e Lalla volle rileggere la lettera. Allora trovò che diceva troppo, la stracciò, la buttò sul fuoco, aspettò che fosse affatto distrutta e poi, preso un altro foglietto, scrisse due righe sole:

«Mi ami tanto?… Ho bisogno che tu me lo dica sempre, che tu non mi lasci mai sola a riflettere… «Mi ami tanto tanto?… «Sempre: ricordati!

«L.».

Giacomo, prima di pranzo, andò a farle una visita, com'erano rimasti intesi, e la trovò sola. Allora, siccome lei partiva all'indomani, si fece promettere ch'egli le avrebbe scritto a Santo Fiore, dirigendo le lettere, chiuse in una busta suggellata e senza indirizzo e segnate con numero progressivo, in un'altra busta diretta a miss Dill. Le era penoso un tal passo, ma ormai indietro non potea più tornare. In quanto a lei avrebbe scritto a Giacomo direttamente.