A Borghignano, però, tornata la Desirée Soleil, fu compensata delle sue privazioni da un grande e straordinario successo.

Andreina non sapeva che a Borghignano si sarebbe incontrata col Vharè, come non conosceva nemmeno la vera cagione del suo abbandono. A Borghignano, per altro, ci fu chi, credendo fare il proprio interesse, volle illuminarla di tutto. Non sapeva, l'ingenuo, che amore… perdona amore.

Giacomo, vano e ambizioso della conquista della Soleil, non aveva mai apprezzato Andreina secondo il merito, e molto scettico, anche in fatto di donne, mentre si lasciava abbindolare da Lalla, credeva all'apparente indifferenza di Andreina; ma quando seppe, e lo seppe appunto poco dopo che la contessa Della Valle lo aveva piantato in quel bel modo, quando seppe che la diva aveva finito coll'ammalarsi per essere stata abbandonata, questa notizia fu per il Vharè una cara scoperta, e fu grato alla Soleil di amarlo a tal segno, sentendo nel suo cuore come un conforto, come un contraccolpo dal disinganno sofferto. Però, adesso che stava per incontrarla, per rivederla, sentiva che si sarebbero riconciliati e ricongiunti. Se la Desirée, offesa, non avesse voluto più amarlo, era sicuro che la buona Andreina avrebbe domandato grazia per lui.

Nello stesso tempo che il passato risorgeva più bello e più cara nella memoria del Vharè, il fascino di Lalla, com'è naturale, scemava assai. Del resto, anche l'amore della duchessina procedeva a sbalzi: ora pareva insensibile e indifferente, ed ora aveva gli slanci, gli abbandoni e le esigenze più appassionate. Ma, in ogni caso, e più caro nella memoria del Vharè, il fascino di Lalla lo amava più per gli altri che per sè stesso. Al teatro, in quelle sere d'opera, le ripetevano tutti che il bel marchese si era fermato a Borghignano perchè c'era la diva a cantare, e Lalla voleva far sapere e far credere che invece il Vharè vi si era fermato per lei, solo per lei, e la sua vanità, punta nel vivo, arrivava dove non era arrivato il suo amore, e le faceva perdere anche la prudenza.

Il Vharè non poteva andare che assai di rado in casa Della Valle; ma, in compenso la contessa Lalla era già stata due volte nel quartierino del bel marchese, posto in ottimo luogo per simili scappatelle; e tutt'e due le volte si era fatta promettere ch'egli non sarebbe tornato mai e poi mai, per nessun motivo, dalla Desirée; che non si sarebbe mai e poi mai lasciato vedere con lei, e che, incontrandola, non l'avrebbe nemmeno salutata. Giacomo, fino a questo punto, non voleva dare la sua parola; non c'era ragione perchè dovesse fuggire la Soleil e tanto meno usarle sgarberie, ma finiva poi col promettere tutto ciò che Lalla voleva, non trascurando, nel tempo stesso, di cercare l'occasione per incontrarsi con Andreina e fare la pace. Era sicuro, del resto, che la strana volubilità d'umore, e i capricci di Lalla gli avrebbero dato argomento di giustificarsi, nel caso che le sue bugie fossero scoperte.

La diva a Borghignano faceva furore: tutti ne parlavano, tutti la lodavano, erano tutti innamorati di lei. La Direzione del teatro, composta di membri molto maturi, si tingeva capelli e barba due volte al giorno; il Presidente, che secondo le sue abitudini sperava molto, faceva la doccia; i due Lastafarda si esercitavano a parlar francese; Gianni Rebaldi faceva provviste di sigarette nel camerino della diva, e regalava all'Assunta i dolci che rubava ai bambini della Bertù. Il Toscolano le offriva Adamastor se voleva far passeggiate, e aveva grandi misteri col brumista che la conduceva tutte le sere da casa al teatro e viceversa. L'Assunta era fermata per istrada dai molti curiosi che volevano sapere gli anni della sua padrona e se era un'americana davvero e se i capelli che portava in scena erano tutti suoi. Fra il palcone degli ufficiali e la barcaccia dei nobili cominciò una fiera rivalità, ed erano corse sfide, che per altro non avevano avuto seguito, con grandissimo dispiacere degli avventori del Caffè di Borghignano, i quali, appena sentivano parlare di duelli, si accendevano, drizzavano le orecchie e diventavano spadaccini sino all'ultimo sangue… degli altri.

Tutti i giorni la diva riceveva regali: abbondava però il genere fiori e marrons glacés. Ma chi faceva sul serio e le mandava ricchissimi gioielli, era il conte Pier Luigi, il quale si era incapricciato stranamente della Soleil, tanto da non muoversi più da Borghignano e da esserle sempre d'intorno, quantunque Andreina, che in principio accettava per debito di convenienza i suoi omaggi, gli avesse fatto capire che non gli avrebbe dato da baciare nemmeno la punta di un dito, tanto le faceva schifo. Per altro, a Borghignano, credevano tutti che già il vecchio milionario fosse riuscito a soppiantare il bel marchese, bello sì, ma spiantato.

Tuttavia la Desirée Soleil si portò in modo che anche le cattive lingue dovettero presto ricredersi. E come stessero le cose fu chiaro a tutti i curiosi, una sera in cui la Desirée si era messa a fissare ostinatamente dal palcoscenico la contessa Della Valle, mentre questa, a sua volta, guardava la diva, sorridendo con olimpica indifferenza. Il Vharè, al quale non era sfuggito l'incrociarsi di quei due sguardi, trovò immediatamente il pretesto per fare la pace con Andreina: così impediva uno scandalo che avrebbe potuto perdere la contessa Lalla. Scese dunque sul palcoscenico, terminando di persuadersi che vi andava per compiere una buona azione; e consegnato il suo biglietto di visita al portiere, lo pregò di domandare alla signora Soleil se lo poteva ricevere. L'Assunta, che lesse per la prima il biglietto del marchese, corse, rossa dal piacere, ad annunziarlo alla padrona; ed il Vharè fu subito introdotto nel camerino.

Andreina lo salutò stendendogli la mano, senza poter parlare, e alzando il volto impallidito e fissandolo con quell'espressione di mestizia e di affettuosa indulgenza, che traluce dagli occhi della donna soltanto quando essa perdona la colpa d'un figlio o quella di un amante. Anche al Vharè batteva il cuore e lo si vedeva impacciato.

Lì, in mezzo a loro, sebbene straniero a tutti quegli affetti, c'era pure un altro cuore che batteva con violenza alla vista del marchese di Vharè: il cuore di Alessandro Frascolini. Il direttore dell'Omnibus si era recato poco prima sul palcoscenico per offrire alla diva l'omaggio del pubblicista e l'ammirazione del compagno d'arte.