Una volta si era arrischiata di ridomandarle; ma Giacomo le aveva risposto, sospirando, ch'essa non le avrebbe riavute altro che dopo la sua morte. Giacomo in vero, non ci teneva gran che, e aveva risposto così per abitudine, per dire una delle sue solite galanterie alla Byron e ben lontano dal sospettare quante inquietudini e quanti sgomenti metteva in cuore, con tali parole, alla dolce amica.
Oh, come la duchessina, adesso, avrebbe obbedito volentieri alla sua mamma, che le continuava a ripetere e a predicare,—che non le piaceva punto di vederle quell'uomo sempre vicino!… Che era una cosa sconveniente per ogni verso e che sarebbe stata la fonte di nuovi e gravi dispiaceri.—A Borghignano i vigili della morale, distratti dai debiti del Vharè, dal gran successo della Soleil e dell'amore accanito del conte Pier Luigi per la bella diva, ormai non si occupavano più che tanto della contessa Della Valle, la quale per di più, essendo in lutto, si lasciava vedere pochissimo. Quel suo capriccetto sentimentale per il bel marchese, era una cosa alla quale si credeva e non si credeva, ma che ormai aveva fatto il suo tempo: parce sepulto; non se ne parlava più; Maria sola, non mutava; il suo affetto era sempre vigilante, il suo pensiero fisso ad un punto e ogni volta che incontrava il Vharè dalla sua figliuola, mostrava a Giacomo la sua freddezza e non nascondeva a Lalla il suo malcontento. Sulle prime Lalla s'inquietava un po' e un po' si scusava; ma un giorno che sua madre tornò a rimproverarle quell'amicizia, ella si mise a piangere e, gettandosi nelle braccia di Maria, la scongiurò d'indicarle il modo di potersene liberare, chè davvero la frequenza del Vharè le diveniva uggiosa e mortificante, dopo le chiacchiere che correvano in giro.
—Gliene parlerò io, sei contenta?—domandò Maria alla figliuola, dopo aver discusso un po' sul da farsi.
Lalla rispose che si metteva nelle sue mani e che avrebbe ubbidito in tutto.—Certo,—pensava intanto fra sè,—prima di guastarmi con Giacomo, bisogna che io riabbia le mie lettere; ma, ad ogni modo, non sarebbe male che la mamma gli parlasse un pochino lei, severamente. Ciò lo farà essere più guardingo, e potrà giovarmi per l'avvenire.
Giacomo di Vharè ci teneva molto, presentemente, a farsi vedere in casa Della Valle e in casa d'Eleda. Finchè egli era ricevuto in quelle due grandi famiglie, nessun altro poteva arrogarsi il diritto di fargli sgarbi e, contenti o no, bisognava tollerarlo. Questo era l'argomento più forte che consigliava al Vharè di tenersi ancora legato a Lalla e che lo aveva spinto a ritornare dai d'Eleda, dove la freddezza con la quale Maria lo trattava gli era compensata dalla cordialità più espansiva di Prospero Anatolio, al quale il Vharè era simpatico tanto quanta capiva che era antipatico a sua moglie. Il duca lo riceveva gentilmente, appunto perchè sua moglie cercava di allontanarlo, e ciò non per altro che per il gusto di contraddirla sempre in tutto. In quanto ai pericoli che poteva correre sua figlia per quell'amicizia, toccava a Giorgio a pensarci: egli non voleva incaricarsene. Pier Luigi stesso, che una volta aveva voluto dire la sua, non era stato allontanato da casa Della Valle?…—Oh, quella lezioncina gli bastava; serviva d'esempio.
Pochi giorni dopo che Lalla si era confidata colla mamma, Giacomo, senza punto sospettare ciò che gli doveva accadere, si presentò tranquillo e sereno in casa d'Eleda. Maria, che non dubitava, che non avrebbe mai dubitato, buona e santa com'era, di parlare coll'amante della propria figlia, e lo teneva solo come un importuno che avrebbe finito col comprometterla, lo accolse, questa volta, con straordinaria affabilità, indotta a mostrarsi gentile dalle tristi condizioni del Vharè, che nel suo cuore suscitavano una pietà viva e sincera. Cominciò col dirgli ch'egli saprebbe certo scusare le ubbie, i fantasmi che si crea una madre nelle sue continue inquietudini. Aggiunse che il mondo era così sospettoso, che la riputazione di una donna era tanto fragile da dover schivare ogni apparenza, anche la più lieve, la più insignificante; e per tutto ciò concluse pregandolo di volerle concedere un favore: diminuire la sua frequenza presso la contessa Della Valle!… In quei mesi il conte Giorgio era sempre lontano per il suo ufficio di deputato, e Lalla rimaneva sola, e perciò dava maggiore appiglio ai commenti malevoli. Giacomo, a tali parole, si sentì subito assai impacciato e tanto più che, oltre alla sorpresa e un po' alle inquietudini che destava in lui un simile discorso, la duchessa gli si rivelava ad un tratto, come non l'aveva mai veduta, nè immaginata. Non era più la signora fredda e un po' altezzosa; non era più la Madonna di neve che gli parlava, ma dal cuore di Maria prorompeva un'eloquenza così calda e appassionata, così sincera e onesta che, commovendolo, mal suo grado lo turbava. E mentre Maria credeva solamente di toccargli il cuore, ogni sua parola gli penetrava invece tormentosa anche nella coscienza. Ad accrescere poi la sua confusione, come se tutto ciò non bastasse, in quel punto ch'egli stava per aprir bocca (o bene o male doveva pur rispondere qualche cosa), ecco capitare Giorgio inaspettatamente: Giorgio Della Valle, arrivato allor allora da Roma, e che apposta non si era fatto annunziare, desiderando e sperando fare—alla mamma—una gradita sorpresa.
Maria e il Vharè, com'è naturale, rimasero un po' confusi per quell'apparizione; e tanto più in quel momento. Il Vharè, tuttavia, fece presto a rimettersi, ed anzi, da uomo esperto, ne approfittò per levarsi d'imbroglio, correre da Lalla e concertarsi a proposito del sermoncino che gli aveva fatto la duchessa e che credeva, in buona fede, dovesse recare molta meraviglia anche all'amica. Invece, il conte Della Valle, il quale sperava una ben diversa accoglienza, non riusciva a spiegarsi tanta confusione, tanta incertezza, tanta freddezza. Una cosa sola era chiara, molto chiara: egli era capitato assai male a proposito.
Il Vharè trovò Lalla nel solito salottino, ma non più avvolto nelle tenebre, così care ai fidi colloqui. Dalle finestre socchiuse e dai vetri colle tendine alzate il sole entrava allegramente, con tutto il suo lusso di colori e di luce.
Lalla leggeva Les rois en exil del Daudet, e quando vide Giacomo gli stese la mano, senza nemmeno alzare il capo dal libro. Ormai erano arrivati al punto, che il romanzetto vero di Giacomo aveva per lei minori attrattive di quello stampato che teneva fra le mani.
—Vengo ora dalla duchessa.