Giacomo non si era sbagliato; da quella porticina avea avuto tempo di scappar via la Nena.

XXIX.

La Nena era gelosa della sua padrona.

Il Frascolini l'aveva soggiogata moralmente e fisicamente; colle carezze e colle botte, colla promessa di sposarla e colla minaccia di piantarla su due piedi se non voleva fare ciò che comandava lui, cioè spiare la signora contessa attentamente e riferire tutto ciò che poteva vedere e sentire. La Nena, in sulle prime, si era adattata assai di mala voglia al brutto mestiere; ma poi, per la gelosia, che le si destò forte e pungente, cominciò a farlo con passione.

Appena la contessa Della Valle, ritornata da Roma, si era fermata a Borghignano, il direttore dell'Omnibus, ormai cavaliere e persona autorevole, si teneva sicuro di rientrare nelle buone grazie della duchessina, alla quale non doveva parer vero, secondo lui, di accogliere nel suo salotto una persona tanto ragguardevole. Perciò egli si credeva in obbligo di sfoggiare colla Nena un'aria di sussiego, certi atteggiamenti olimpici, che la mettevano sulle spine.

Un giorno poi,—figurarsi!—la poveretta lo vide tutto vestito di nero, attillato, profumato e con un bellissimo occhio di vetro, che per qualche ora cominciava a poter sopportare, e seppe dal Frascolini stesso, che egli si era messo con tanto lusso, perchè doveva recarsi verso le tre, dalla contessa Della Valle! La Nena prima si fece seria seria; ma infine, vedendo che quell'altro non la guardava nemmeno, lo scongiurò di non farla diventar matta gridando che se aveva in mente di tradirla, sarebbe stato un bugiardo, un traditore, un infame.

Il Frascolini lasciò sfogare la tempesta senza scomporsi; quindi, con molta gravità, cominciò a confortarla, assicurandola che, in ogni caso, egli la avrebbe sempre avuta a cuore; che, del resto, dovea ben capire come nella sua presente condizione egli non poteva bamboleggiare col sentimentalismo; egli aveva una gran missione da compiere, uno scopo da raggiungere. Il Patto sociale, simile all'Ebreo Errante, camminava sempre senza fermarsi mai, e attraversata la notte dei secoli, arrivava allora ai primi albori della civiltà. Il Terzo stato aveva fatto il suo tempo, il quarto avanzava, bisognava preparare il quinto. Del resto lui le avrebbe sempre voluto bene, ma a condizione che non lo seccasse, che non gli facesse perdere un tempo prezioso. Era inutile opporsi; lei del resto non lo poteva capire, e perciò loro due non si potevano intendere. Questo solo doveva mettersi in testa:

«Non si trattien lo strale
Quando dall'arco usci!

Ed egli, ormai, s'era lanciato.

La Nena, che aveva ascoltato Sandro cogli occhi spalancati, gli confessò che non lo capiva affatto; ma che per quella visita ch'egli voleva fare alla sua padrona, ella si sentiva stringere il cuore. Il Frascolini perdette la pazienza, la strapazzò come un cane e la mandò via.