Entrò nella sua camera barcollante, si cacciò presto nel letto e avrebbe voluto addormentarsi per non isvegliarsi più. Ma il sonno, invece, non voleva venire; smaniava, dava le volte pel letto, aveva paura e si sentiva i brividi della febbre. Passò così buona parte della notte finchè, colla stanchezza, riebbe un po' di calma.—Sandro, pensava, non doveva essere affatto senza cuore e lei lo avrebbe tanto pregato, che avrebbe finito col cedere. Al primo colpo, si sa, era rimasto ferito nel vivo e non aveva voluto piegarsi, ma l'indomani, certo, sarebbe stato più buono. Non era un birbante, non era una canaglia. Alla fine egli aveva molti obblighi con lei, obblighi sacrosanti. Ebbene, ella dimenticherebbe tutto, non gli domanderebbe nemmeno più che la sposasse, a patto, per altro, che abbandonasse ogni cattivo pensiero contro la padrona. Ma e… e se invece tenesse duro?… Se fosse così… così cane, da non piegarsi a nessun costo?… Ebbene, allora lei sarebbe tornata a casa e avrebbe confessato tutto alla signora contessa… Sì, sì. La signora contessa dovea essere salva e lei l'avrebbe salvata. Alla fine poi, mentre la signora contessa e il signor marchese fissavano il loro convegno, non li avea uditi che lei sola, e al caso, in un caso disperato, avrebbe anche giurato e spergiurato di aver riferito il falso al Frascolini.
Così confortata, potè addormentarsi; ma la sua quiete durò poco. Si svegliò quasi subito, sussultando, in preda a nuove angosce. Nel sogno le era apparsa la faccia del Frascolini che la fissava con un ghigno beffardo, feroce, e quella faccia s'ingrandiva a mano a mano che le si avvicinava, e appariva mostruosa, mentre di sotto alla benda nera gli colava, lungo la guancia, una riga di sangue. Ma la Nena non poteva liberarsene; ormai le era addosso, la toccava e nello stesso tempo che la vedeva chiara dinanzi, la sentiva sul petto greve, opprimente. Si svegliò che credeva di soffocare; spalancò gli occhi; eccola ancora, quella grinta, in mezzo al buio della cameretta!…. Accese il lume impaurita, si provò a pregare; no, no, non poteva; aveva la mente troppo sviata, troppo sconvolta. Si alzò che albeggiava. Il primo oggetto che si presentò al suo sguardo fu la cappotta regalatale dalla padrona. Allora la prese con tutt'e due le mani, la baciò quasi devotamente, e riandando col pensiero le memorie più lontane della sua infanzia, rammentava tutti i benefici ch'ella aveva ricevuti in quella casa; l'assistenza, i soccorsi prodigati a sua madre, al babbo suo, e quel comando di Lalla di non ritornare a discorrere mai più col Frascolini…. Lei l'aveva disubbidita; aveva incontrato Sandro, di nuovo si era messa a parlare con lui… Egli le disse che le voleva sempre bene… la condusse lassù, in quel camerone buio, lungo, basso come una prigione, pieno zeppo di ruote, di cavalletti, di macchine che giravano, pestavano, fischiavano, mentre uomini sudici, col ceffo annerito e con certi occhiacci che la divoravano viva, sembravano in tutto quel fracasso d'inferno altrettante anime dannate; poi… poi, senza saper come, da un momento all'altro, si trovò in una stanzetta linda, silenziosa…
Per la prima volta sentiva adesso, adesso soltanto, tutto l'orrore della propria colpa, come un ubriaco che, risvegliandosi dopo un lungo sonno, a poco a poco si ricorda di aver commesso un delitto. A questo strazio non potè reggere, cadde bocconi sul letto e mentre le pareva di sentirsi nell'anima la maledizione de' suoi due vecchi, balbettava singhiozzando:—Vergine Santa! Vergine Santa! Che cosa ho mai fatto!
Più tardi, quando ebbe vestita la sua padrona, prima del mezzodì, e colla scusa di dover andare dal merciaio, corse dal Frascolini. Ma il Frascolini non c'era, nè giù all'ufficio, nè su, in casa, e nemmeno in stamperia.
La Nena si sentì una stretta al cuore: Sandro non le aveva mantenuta la promessa. Ne domandò a un monello in camiciotto, con due occhietti neri, maliziosi, luccicanti in una faccia scialba e sudicia, la pipa in bocca e un berretto in testa, fatto con un giornale. Il monello sbirciò la bella ragazza, strizzando l'occhio, tale quale come se fosse stato un uomo di vent'anni, poi levandosi la pipa, sputando e asciugandosi lentamente le labbra colla manica del camiciotto, rispose:
—È il direttore che cerca? Il direttore è andato a… e movendo la —mano aperta, distesa, all'un de' fianchi, il monello fece quell'atto —che spiegava come Sandro fosse andato a mangiare.
—Tarderà molto a venire?
—Secondo l'appetito. Intanto può aspettare in ufficio.
—No, grazie.
—Come vuole.—E il monello, continuando a sbilucciarla, sputacchiò un'altra volta per darsi importanza, poi, fischiettando con un certo fare da menimpipo, infilò l'uscio della stamperia e scomparve.