La Nena era inquieta e sgomenta: aspettò sulla porta una mezz'ora buona, salì di nuovo, nemmeno il proto sapeva indicarle dove si potesse trovare il signor direttore. Al caffè avevano mandato a cercarlo, ma non c'era; non andava più lì, di fisso, a far colazione.
La poveretta era sulle spine e ogni minuto che passava pareva le portasse via un tanto di fiato e di vita. Finalmente, quando già cominciava a disperarsi, vide Sandro scantonare e avvicinarsi verso casa.
—È un'ora che ti aspetto,—gli gridò la Nena appena fu dentro e si trovò sola con lui…
—Se non volevi aspettarmi potevi andartene.
La Nena guardò attentamente il Frascolini: era più rosso del solito, aveva la cravatta sciolta, ansava… doveva aver bevuto molto a colazione.
—Sai che cosa mi avevi promesso, ieri sera?…
L'altro si strinse nelle spalle, schivando che il suo occhio s'incontrasse negli occhi penetranti della ragazza—Ho da fare, oggi,—le disse alla fine, tanto per liberarsene.
—Me ne vado via subito; soltanto voglio prima che tu mi prometta ciò che non hai voluto promettermi ieri sera.
—Impossibile—rispose Sandro, strappandosi del tutto la cravatta, perchè soffocava.
La Nena non si perdette d'animo e con quell'eloquenza che prorompe dal cuore, tornò a scongiurarlo di perdonare alla Signora contessa e di non farle del male. Gli disse che a questo solo patto ella sarebbe stata la sua serva, la sua schiava, che egli non avrebbe più udito dalla sua bocca nè un rimprovero, nè un lamento e che non gli avrebbe più rinfacciato la pace, l'onore perduto. Gli ricordò la devozione, la gratitudine che il padre di lui, il vecchio Frascolini, aveva sempre serbata viva nell'anima per la signora duchessa, quella santa donna che sarebbe morta d'affanno, se qualche disgrazia fosse toccata alla sua figliuola; e siccome Sandro si era messo a fissarla come intontito, la Nena lo credette commosso, gli gettò le braccia al collo e continuò a pregarlo, a supplicarlo, coprendolo di carezze, di baci, di lacrime finchè, vedendo che l'altro durava a star zitto, esclamò:—Dunque, di' su, rispondi; mi fai questa grazia?… Posso viver tranquilla, vero?… Posso viver tranquilla?