—Levati, via!… Mi secchi, mi fai caldo, così a ridosso,—esclamò il Frascolini; poi con una certa precipitazione, come se volesse liberarsi d'un gran peso,—dopo tutto,—concluse—è tempo perso per me e per te. Tornare indietro adesso non si può; quel ch'è fatto, è fatto.

La Nena diede un urlo e il Frascolini fu scosso dall'espressione strana di sgomento, di dolore, d'ira, che apparve su quel volto contratto. Allora, per vincere l'inquietudine da cui si sentiva dominato, si pose a gridare, a urlare a sua volta, col braccio teso, col pugno chiuso; pareva volesse percuotere un'immagine odiata ch'egli si vedeva ritta dinanzi.

—M'hanno scacciato come un cane, nome d'un Dio!… Come un ladro! Tu non lo sapevi questo, vero?… Fu lei, che ha fatto crepare mio padre di dolore; fu lei, che mi ha avvelenata la vita, che mi ha guastato il sangue, che mi ha strappato il cuore!… La cercavo io?… No. Ero tranquillo, ero felice, ero onesto. Sì; onesto. È stata lei a rovinarmi, a perdermi, a filtrarmi fuoco e tossico nell'aria che respiravo. Sì!… Mi sono vendicato. Sì!… E per questo? Vita per vita!… Pace per pace!… Onore per onore!… Alla gogna!—Alla lanterna gli aristocratici, alla lanterna; nome d'un Dio!

La Nena pallida, fremente, cogli occhi torvi, gli afferrò il braccio che teneva disteso, e stringendolo e strappandolo con una forza nervosa, strana:—Rispondi—balbettò, palpitante.—Rispondi, assassino; che cos'hai fatto?

Sandro era in preda ad una commozione, ad una eccitazione indescrivibile. I fumi del vino che gli annebbiavano il cervello, l'ira, l'odio che aveva nell'anima, i ricordi degli oltraggi e del suo amore offeso, tutto ciò non riusciva, in quel momento, a soffocare il rimorso! Egli giurava a sè stesso, alla Nena, a Dio, ai Santi che aveva avuto ragione di vendicarsi come si era vendicato, che nemmeno il Padre Eterno avrebbe avuto più pazienza di lui, che altrimenti sarebbe stato uno stupido, un vigliacco: ma non osava di guardare la Nena, e quanto più alzava la voce e smaniava, tanto meno riusciva a nascondere, a soffocare quell'altra voce che gli usciva più forte dalla coscienza.

—Assassino! Assassino!… Che cos'hai fatto?!—continuava a ripetere la Nena, con voce rotta, convulsa, così dappresso ch'egli si sentiva bruciare la faccia da quell'alito caldo.—A me, sai, non si può darla ad intendere. A me non puoi venire a dirle le tue menzogne. Non puoi parlare di giustizia, di diritto con me!… Che giustizia è la tua di vendicarti su chi, anche, ti avesse fatto del male?… Mi vendico io di te?… E me n'hai fatto del male!… Oh! se me n'hai fatto!… Ero venuta a cercarti io?… Ti avevo strappato il cuore, attossicata l'aria? No. E dunque, vita per vita, pace per pace, onore per onore, non t'eri forse pagato abbastanza con me, assassino?

Sandro, così come gli appariva allora, non aveva mai veduta la Nena… Non era più la fanciulla innamorata sommessa che gli stava dinanzi; era un'altra donna. Al Frascolini pareva che in lei si fosse incarnato il proprio rimorso. Lo sdegno di quella donna era più vero e più giusto del suo; essa lo confondeva, lo schiacciava, e Sandro ne ebbe paura. Allora, senza neppur sapere ciò che facesse o dicesse, a strappi, confessando prima e poi contraddicendosi e negando, accusando gli altri e difendendo se stesso, cercando scuse e pretesti, cominciando col mentire e terminando coll'essere sincero, contò alla Nena, con ogni più minuto particolare, l'infame vigliaccheria che aveva commessa; e quando ebbe finito, senti come un grande sollievo a non aver lui, lui solo, sulla coscienza, il peso enorme di quell'odioso segreto.

La Nena lo ascoltò, ascoltò tutto, pallida, tremante, senza mai dire una parola; poi, uscì ratta dalla camera, fece le scale a precipizio e correndo, senza badare ai curiosi che si voltavano a guardarla, corse subito a casa per cercare della signora contessa, per avvisarla di tutto, per impedire ch'ella andasse dal Vharè, per salvarla. Alle due, mancavano più di tre quarti d'ora. Oh, sarebbe arrivata ancora in tempo!… La Vergine benedetta le avrebbe fatta questa grazia, questo miracolo!…

Arrivata a casa, fece le scale di corsa, entrò nell'appartamento, ma non trovò la signora, in nessun luogo. Era uscita per andare alla messa, poi non era più tornata…—Certo,—le dissero le altre donne, che la Nena aveva interrogate,—certo, doveva essere da sua madre.—La Nena, tornò da capo a uscire, a correre con un orgasmo, che parea le mettesse le ali ai piedi. Arrivò al palazzo d'Eleda stanca, sfinita, anelante, fuori di sè, come una matta:—Dio, Dio!… Si faceva tardi: forse non era più in tempo, forse la sua padrona era perduta…

—La signora contessa è qui?… è di sopra?—domandò al portiere, senza pensare che mostrandosi tanto inquieta avrebbe finito col destare sospetti.