—Dov'è?—chiese ansando al portiere, che l'aspettava in anticamera.
—La signora contessa è uscita adess'adesso. È la mia padrona che le vuol parlare.—La Nena perdeva la testa, ma non ebbe tempo di muoversi, se non basta di fuggire, che già la duchessa, in persona, era comparsa sull'uscio. Il portiere, mentre cercava Lorenzo, aveva incontrato la duchessa Maria, e richiesto da lei le aveva detto che era salito perchè la Nena voleva sapere se c'era ancora la sua padrona, e aggiunse che gli era sembrata inquieta, sconvolta. Udendo ciò. Maria volle veder subito la Nena pel timore che fosse accaduta qualche disgrazia.
—Che cos'è successo?… Che cosa vuoi dalla tua padrona?
—Nulla… volevo… Non è successo nulla, signora duchessa; stia certa… Nulla… volevo…—Ma la Nena commossa, confusa, non sapeva dire una parola, si confondeva, tremava, balbettava tanto che Maria, vedendo tutto quel turbamento, mandò via il portiere e condotta la Nena nella stanza attigua, le domandò vivamente, imperiosamente:—Che cosa è accaduto?… Parla: di su; non m'inganni. Che cosa è accaduto?
—Nulla… Nulla…—e alla Nena le girava intorno tutta la stanza, le si piegavano le ginocchia, le pareva di soffocare, di morire.
Maria indovinò, lesse su quella faccia alterata, stravolta, che Lalla doveva correre qualche pericolo: e—Sono sua madre, intendi? Sono sua madre!…—gridò alla Nena scotendola.—Rispondi, subito: che cosa è successo?
—Nulla!…
—No. Devi dire la verità. Voglio sapere la verità.
—Ebbene…
—Ebbene?… Parla!… Ma parla, disgraziata!… Vuoi farmi morire?