—Lui?… Giorgio!…—esclamò Lalla, guardando sua madre esterrefatta.
—Sì… tuo marito; tuo marito che oggi vedrà me uscire da questa casa e crederà che io sia l'amante di un uomo che è corrotto, che è vile, infame, quanto tuo marito è grande, è nobile, è bello!… Sì… Giorgio!… Sì… anche l'ultima mia speranza mi deride, la speranza di essere ricordata come una madre adorata, come una donna onesta; anche l'unico sentimento che mi era concesso di ottenere da lui, e che mi era pur tanto caro, la sua stima, oggi la perdo per sempre. Ma che importa?… Nel mio stesso sacrificio sento più viva, più grande la mia passione; e se non mi è dato di amarlo, sono io, io sola, che in questo momento può difendere, può salvare la sua quiete, la sua felicità, la sua vita… e la tua!—Maria, così dicendo, cogli occhi scintillanti, bella, più bella nel suo amore, nel suo dolore, nel suo coraggio, pareva godere, fremendo, la voluttà di quello spasimo supremo, e abbassato, il velo sugli occhi si strinse nella mantellina e si avviò per uscire.
—No!… No!… Non voglio!—gridò Lalla, non più singhiozzando, ma guardando sua madre con un'espressione di maraviglia, di sgomento e anche quasi di gelosia ne' suoi occhi spauriti.—No, no, non voglio!—
—Lasciami!… Lasciami passare!… Domando a Dio, domando a te per tutto quanto ho sofferto, una grazia… una grazia sola: quella di poterti salvare.—Va via! Alzati!… Tu non puoi impedire a me, a tua madre, di salvarti. Alzati! Va via!… Te lo impongo. Io sola, qui, ho diritto di comandare e di sacrificarmi; tu questo diritto non l'hai, tu devi ubbidire. Va!… Va! Lasciami passare!…—Maria più forte di Lalla in quell'istante, l'afferrò per un braccio e dopo averla violentemente strappata dall'uscio la condusse vicino alla finestra e—sta attenta,—le disse concitata, indicandole Giorgio,—tra poco lo vedrai… lo vedrai muoversi di là… forse per seguirmi… forse… per fuggire. Tu allora potrai scendere, potrai salvarti. Bada!… Al mondo non ho più nulla, altro che te. Devi salvarti, te lo comando; devi salvarti, perchè tu sei ancora l'ultimo anelito di questo cuore che s'infrange. Salvati, o mi farai maledire la mia virtù, il mio sacrificio, la mia vita; salvati, o mi farai morire dannata!—E uscì ratta, sciogliendosi con un urto violento dalle braccia, dalle mani di Lalla che tremante, le si aggrappava d'intorno, tentando invano di trattenerla.
Lalla rimase interdetta, stordita; ma poi, trovandosi sola, il pericolo che correva la fece presto rientrare in sè stessa. Si avvicinò alla finestra, tenendosi sempre nascosta dietro le tendine, trattenendo fino il respiro, tanto aveva timore di poter essere scoperta. Giorgio era lontano, ma lo vedeva bene. Aspettò con un battito di cuore angoscioso; ci fu un punto in cui lo vide trasalire con una scossa di tutta la persona: indovinò che sua madre, in quel momento gli era passata dinanzi. Poco dopo, lo vide uscire barcollante dalle colonne della chiesa, guardarsi attorno sospettoso e sparire. Allora… oh, allora sentì che era salva!… Si accomodò in fretta le vesti, la mantellina, il cappello; si guardò attorno un'altra volta, come incerta, esitante, poi, ad un tratto, parve risolversi e si avvicinò alla scrivania, aprì un cassetto: c'erano le sue lettere unite insieme, legate col nastrino azzurro. Le prese, rinchiuse il cassetto, le cacciò in tasca, abbassò il velo, si strinse nelle vesti, scese a volo giù dalle scale e corse a casa lesta, spedita.
Giorgio, quel giorno, salì da sua moglie più tardi del solito. Aveva girato a lungo per le strade più deserte di Borghignano; voleva stordirsi, voleva calmarsi. Si sentiva sconvolto e umiliato dalla dolorosa e vergognosa scoperta. Non domandò nemmeno al portiere se Lalla era rientrata; ormai non pensava, non ricordava più che, quando prima l'aveva cercata, sua moglie era fuori. La trovò nel salotto sola, che lavorava coll'uncinetto una piccola cuffia da bambino. Giorgio si sentì stringere il cuore e baciò Lalla sui capelli, colle labbra che gli bruciavano dalla febbre; poi ebbe appena il tempo di fuggire nella sua camera, perchè si sentiva soffocare dalle lacrime.
Quando riapparve, all'ora del pranzo, disse a Lalla ch'egli si sentiva poco bene, ma le prodigò le cure più affettuose, più tenere, che lasciavano scorgere in lui qualche cosa di triste, di melanconico, un'espressione di compianto indefinibile. Giorgio non si stancava di accarezzarla, le dimostrava tutto il suo amore, come se volesse amarla e consolarla anche per la mamma… che la poveretta non aveva più.
Lalla seria, mesta, riceveva quelle carezze con una docilità timida, quasi paurosa. Cogli occhi scuri, profondi guardava lungamente suo marito, quando egli non la vedeva, e il suo sguardo era inquieto e appassionato: lo guardava come non lo aveva guardato mai, a volte facendosi pallida pallida, a volte diventando rossa, di fuoco.
XXX.
Trascorsi in pace alcuni giorni e riposatasi alquanto dal gran pericolo che aveva corso, la contessa Lalla era tuttavia sempre assorta col pensiero nelle vicende di quel momento tanto angoscioso e terribile. Vedeva ancora sua madre fremere di amore e di dolore, nel compiere l'ineffabile sacrificio; sentiva ancora, nell'anima, l'eco di quelle parole che Maria le aveva gettate in faccia calde, vive, sanguinanti, come i brani di un cuore infranto, e tutto ciò mentre si agitavano in lei, mentre correvano nel suo sangue le prime fiamme di quella istessa passione. Giorgio le appariva come non le era apparso mai: anche Lalla, adesso, lo vedeva grande, nobile; lo vedeva bello. Quando egli parlava, non era più distratta, non lo interrompeva più per uno scherzo, per un nonnulla, ma lo ascoltava silenziosa, fissandolo con dolcezza infinita, come se da quella sua voce adorata ricevesse intime seduzioni. Lo cercava sempre, gli era sempre d'attorno, continuamente, quantunque cominciasse a sentire una soggezione indefinibile alla presenza di Giorgio, una timidezza strana!…. Arrossiva quando egli le si avvicinava; le sue parole la turbavano e rimaneva colpita e mortificata dalla devozione cieca ch'egli aveva per lei: ma tuttavia era beata quando Giorgio stava lì a vezzeggiarla, a sorriderle, a ripeterle che le voleva tutto un mondo di bene. Adesso Lalla non gli faceva più scene, non aveva più capricci, non era più lei che comandava; ma era docile e sottomessa, esprimendo in ogni suo atto una tenerezza affettuosa e rispettosa.