Se non partissi anch'io
Sarebbe una viltà!…

A Giacomo in quel punto, sembrò che il ritornello fosse diretto contro di lui e gli fosse buttato in faccia come un insulto.

—Perchè non sono partito anch'io, quando gli altri andavano a battersi?…—Pensò… pensò, cercando una scusa, ma non la trovò. Si sentiva la testa balorda che gli girava: il cognac incominciava a fare il suo effetto.

—Dov'ero io, nel 59?… A Monaco, sì a Monaco; a far saltare la roulette!… E nel 60?… Non mi ricordo… non mi ricordo… Ah, sì… Nel 60 ero a Nizza.—Nel 67, mentre i soldati del Papa ammazzavano i Garibaldini a Mentana ero… ero… ero… a Parigi, a rovinarmi colla Fanny Printemps. Ma dunque io sono un…—Ho saltato una data, il 66!… Ero a Torino, nel 66, e corteggiavo la baronessa Delafosse… sicuro, mentre suo marito, il capitano, si faceva ammazzare a Custoza per la patria.—La patria?… Che cos'è la patria?… Rettorica!

I soldati, frattanto erano passati, le loro voci si perdevano con un'ultima eco, nella strada che appariva adesso, dopo tutta quella gente e tutto quel rumore che l'avea attraversata, ancor più seria e silenziosa; ma il ritornello frullava sempre chiaro e vivo nella testa di Giacomo.

—Ebbene, sì… È stata una viltà!… E perciò? Tornare indietro non è più possibile, dunque?…—Avanti e marche per l'altro mondo!—Impugnò la rivoltella, l'appuntò sotto il mento… ma poi si fermò irresoluto e fissò l'arma cogli occhi inebetiti, borbottando:

—Ammazzarmi? E perchè mi dovrei ammazzare?… Avrei tutto da perdere… e niente da guadagnare… Il nome?… Non lo salvo.—L'onore?… Oh, l'onore!… Tanti che valgono meno di me, vivono allegramente, rispettati e temuti. Se invece potessi davvero andarmene in America coll'Andreina!… E Schreiber?… E Schreiber è un ladro. Si lascia impiccare piuttosto di tirar fuori un quattrino, prima del tempo!…—Ma forse, dovrei ammazzarmi io, perchè Schreiber è un cane?… Che!… Se non mi ammazzo, diranno che sono un vile; ma se mi ammazzo diranno che sono un vile lo stesso. Buffoni!… No! non mi ammazzo. A tutto c'è rimedio, tranne all'osso del collo, Andreina, farà furori… Pago i debiti… Torno dall'America milionario… Chi sa! Chi sa! Sono a tempo forse di… di… ventare de…putato.

Così dicendo si avvicinò al letto, barcollando. Le pareti ballavano in giro e la stanza pareva piena d'insetti che ronzassero molesti… Si buttò, sbuffando, sul letto; ma allora ebbe un impeto di rabbia, di furore contro sè stesso, perchè era un vigliacco, perchè non aveva il coraggio di uccidersi. Si voltò cercando il revolver a tastoni, e smaniando perchè non lo trovava più, stramazzò per terra lungo disteso… Borbottò ancora qualche parola, si strappò la camicia sul petto, poi si addormentò profondamente.

La mattina dopo, il servitore del Vharè, spinse adagio l'uscio della camera, ma non l'aveva aperto del tutto che già si udì un grido disperato, e una donna, Andreina, buttando da parte il vecchio che era rimasto sulla soglia impietrito, si precipitò sul Vharè ch'era sempre addormentato per terra, col revolver vicino. Quel grido e i baci, e le strette angosciose dell'Andreina risvegliarono Giacomo dal suo sonno; egli si guardò intorno smarrito: non capiva…—Era ancora vestito?… Era caduto dal letto?!… Perchè lo fissavano in quel modo?…

—Sei ferito?!…—gli domandò Andreina tutta tremante…