—No, riguarda me pure. È un puntiglio, un capriccio, e voglio sapere il perchè!
Maria alzò il capo e guardò fissamente il marito. La bonacciona timida e paurosa di Borghignano era sparita; col viso pallido, con un sorriso freddo, un po' anche sarcastico, pareva un'altra donna. Il duca sentì un così gran cambiamento, senza poterlo spiegare; lo subì, senza volerlo riconoscere.
—Dunque? Aspetto una risposta;—e Prospero Anatolio si sforzò per rimanere impassibile.
—Amo Giorgio Della Valle—rispose lentamente Maria, senza tremiti nella voce, senza muover ciglio, senza arrossire. Dinanzi alla colpa, infame e ipocrita, del duca, ella si sentiva forte, si sentiva fiera del suo amore così alto, così puro.—Amo Giorgio Della Valle; e non voglio che questo affetto, il quale ha saputo vincere il mio cuore, vinca un giorno anche la mia coscienza, e voglio fuggire.
Prospero Anatolio impallidì, ma si contenne; poi, cessato il primo sbalordimento, si persuase non esser altro che una finzione colla quale Maria voleva ottenere la propria rivincita e vendicarsi. Tuttavia, era una commedia che gli spiaceva molto.
—Volendo risparmiarti l'incomodo di cambiar domicilio—rispose a Maria dopo un momento,—ci sarebbe un altro modo per difenderti, e… per salvarti, come dici.
—Quale?
—Mettere alla porta il Conte Della Valle.
—Faresti capire a Giorgio ciò che è e dev'essere sempre un mistero per lui e per tutti.
—Chi sa? Più fortunato degli altri, nostro cugino avrebbe potuto indovinare l'arcano.