—No, non credo almeno—rispose con calma. Maria, senza voler notare l'insinuazione contenuta nelle parole del marito.
Questi, arrabbiatissimo, cominciò a gridare per difendersi; ma, poichè non sapeva bene che cosa dire, se n'andò brontolando e sbattendo l'uscio con gran dispetto.
Ritornato nel suo studio, e dopo essersi sfogato un poco, egli si mise a passeggiare su e giù, pensando al modo di levarsi d'impaccio col minor danno. Temeva poi anche,—le chiacchiere già, correvano sul fatto suo—che la partenza di Maria facesse troppo rumore e ne seguisse uno scandalo.
—Bisogna impedire questa partenza: bisogna impedirla assolutamente.
Ma come fare?
Il duca aveva fatto il giro dello studio, in lungo e in largo un centinaio di volte, senza aver trovato un buon ripiego. Di tanto in tanto, a ogni nuovo pensiero che gli si affacciava alla mente, si fermava su due piedi, fissando il soffitto, e meditando; poi scrollava il capo e ricominciava a passeggiare, sempre più annuvolandosi. Così passò un'ora, un'ora e mezzo, due, quando a un tratto il suo volto si rischiarò:
—Ah! ah!—borbottò fra sè, sorridendo:—mia moglie vuol confondermi? Per lo meno le insegnerò che sono sempre un uomo di spirito!…—Vano e leggero, il duca d'Eleda teneva di più a parere un uomo di spirito, che non ad essere un uomo onesto.
In fretta, senza chiamare il servo, indossò il soprabito e uscì di casa.
—Via de' Fiesolani! palazzo Castiglione!—gridò al cocchiere montando nella prima carrozza vuota che incontrò per la strada.