Il d'Eleda pensava di adoperare Giorgio Della Valle come intermediario ufficioso presso Maria. Giorgio sapeva già ogni cosa; dunque, confidandosi con lui, fosse amico o nemico, non arrischiava molto. Di più Maria per vendicarsi aveva finto con lui di essere innamorata ed egli con quella mossa da scaltro diplomatico rompeva la trama dell'innocente commediola.

—Ma… e se Maria non avesse mentito?—Era questa un'ipotesi sulla quale egli non avrebbe voluto fermarsi nemmeno: un'ipotesi stupida, assurda… che per altro intorbidiva, di tanto in tanto, tutto il sereno del suo ragionare.

—Che! che!… non è possibile; Maria non avrebbe confessato, se fosse proprio stato vero!…—Ad ogni modo, pensò che egli avrebbe capito la verità dal contegno di Giorgio, ed anche per questo lato il passo che stava per fare era molto abile. Intimamente sicuro, tuttavia un certo dubbio istintivo lo inquietava sempre; e quando poi si trovò alla presenza di Giorgio, cominciò a temere di poter scoprire un qualche indizio compromettente.

Oh, allora guai! la sua vendetta sarebbe stata terribile!

Al primo incontro, tanto il duca quanto il Della Valle si sentivano un po' impacciati: Giorgio non riusciva a capire che cosa ci fosse sotto a quella visita, e Prospero Anatolio, come succede sempre a chi si trova impegnato in una risoluzione stata presa senza punto riflettere, dubitava di essersi spinto troppo oltre e, potendolo fare, sarebbe tornato indietro volentieri.

—Sono qui—disse infine al conte Della Valle—sono qui a trovarti, perchè ho… ho gran bisogno di te.

—Di me?—E Giorgio, notando l'aria stravolta, gli domandò se, per caso, era corsa una sfida.

—Appunto—rispose il duca, sorridendo—ho un duello!… Accetti di essere il mio primo?

—Volentieri, ma il tuo avversario chi è?…

—È mia moglie.—Così dicendo il duca fissò di traverso i suoi occhietti grigiastri nel volto del giovanotto.