—Giorgio il Mulatto di Alessandro Dumas?… è bello?—domandò la signorina entrando nel casotto con Sandro e leggendo il titolo di un libro della biblioteca circolante, rimasto aperto, sopra un palchettino.
—Bello o brutto, non fa per lei!—esclamò la miss, strappando il libro di mano alla fanciulla.
Lalla, senza scomporsi, osservò, frugò in ogni cantera, in ogni ripostiglio del casotto, domandando conto di ogni particolare, come già avea fatto prima nella frasconaia; ma una cosa la colpì singolarmente e, senza essere veduta dalla miss, colla punta, colla sola punta delle dita, toccando il braccio di Sandrino lo fece voltare dalla parte della finestra; di sopra c'erano scritti pochi versi.
—Madama Veronica?—chiese con un garbo pieno di finezza.
Alessandro sorrise, arrossì e non rispose: lentamente, a mezza voce, la fanciulla lesse allora questa melanconica strofetta:
«Ovunque il guardo io giro
Amico mio, ti vedo;
E l'ultimo respiro,
Lo dici e te lo credo,
Non può rapirti a me».
—Che cosa succede? Che cos'è questo frastuono?—domandò a un tratto miss Dill, levando il naso dal libro.
—Fringuelli, fringuelli di passo!—rispose Nando allegramente. Infatti tutti i fringuelli della ragnaia si erano messi a spionciare con tanta forza da rompere la testa.
—Questa volta, qualche cosa si prende!
—Oh! bravo, signor Alessandro, bravo!—Lalla, ritornata bambina, batteva le mani dall'allegrezza.