—Dunque?! Coraggio!… ci sarebbe forse il pericolo che non sapesse nemmeno lei come la vorrebbe?

—Oh! lo so; ma è su, su, tanto in alto, che io non dovrei, non potrei… non posso nemmeno guardarla!…

—Peccato; in questo caso, non mi saprà dire se è bella o brutta.

—No, no, non devo… non devo dir nulla! Senta, è meglio ritornare; fa freddo qui, e le potrebbe far male.

—Teme che la signora Ottavia cerchi di lei?

—No, non ho paura della signora Ottavia, ma ho paura della mia testa; della mia testa che brucia; e poi, se vuol saperlo, ho paura di lei…

—Di me?… arrivare fino alla paura, è proprio un po' troppo!

—Vorrebbe dirmi, almeno, perchè lei si diverte tanto a prendersi gioco di un povero diavolo?… Da mezz'ora sento, e provo ciò che non ho mai sentito, nè provato in mia vita. Divento pazzo o che cosa divento? Non so… solamente so, che lei è tanto bella… e che mi fa perder la testa!…

Bella!… era la prima volta che un giovane diceva a Lalla questa parola, e perchè sapeva di averla guadagnata, provò insieme con la soddisfazione della vanità, anche tutta la gioia di una vittoria. Sandro la vide sorridere avvolgersi nella sua mantellina, come per nascondersi agli occhi dell'ardito compagno, abbassar la testa, arrossire… egli credeva di modestia; ma la fanciulla arrossiva di piacere.

Povero Frascolini, povero illuso! Egli vedeva svolgersi uno dei capitoli più romantici della biblioteca circolante: quella fanciulla che arrossiva alle sue parole, sola con lui, al chiaror della luna, bionda, duchessa, egli la fece scendere, a poco a poco, fino a sè, confidente, sincera, innamorata; e troppo ingenuo, troppo inesperto, troppo esaltato, senza poter riflettere, Sandrino si abbandonò tutto a quella gran finzione.