—No, no;—esclamò Lalla interrompendo l'estasi del buon figliuolo—non sono bella, anzi… bruttina… sì, piuttosto bruttina; ma per questo appunto, ella non deve burlarsi di me!
—Ah, se non fosse lei!…
—Certo, se fossi un'altra… potrei essere anche bella!…
—No, se lei non fosse una signora, oppure se anch'io fossi nato nobile, ricco, allora…
Sandro s'interruppe e Lalla non gli rispose; ella chinò il capo di nuovo, arrossendo con un brivido, un sussulto, che pareva un sospiro di tutta la persona. Il giovane le si avvicinò, sempre di più, e, mentre gli si piegavano le ginocchia al contatto delle vesti di Lalla, sentiva diffondersi intorno un profumo fresco, soave, finissimo, che usciva dai capelli, da tutto il corpo di lei; un profumo inebbriante, nuovo per il giovanotto ignaro, lontano dai gusti, dalle abitudini del viver signorile; e i suoi nervi, eccitati, provocavano un odioso confronto fra quella fragranza aristocratica e l'afrore di sudaticcio della pingue moglie dello speziale. La fanciulla stava chinata con la fronte appoggiata a una mano, mezzo velandosi gli occhi tra vergognosa e raccolta; egli accostò la bocca al collo di lei candidissimo che spiccava in quella penombra, ma non ebbe coraggio di baciar quello… le sfiorò appena i capelli, e timidamente posò le labbra sulle unghiette rosee della mano, senza notare, l'inesperto, che fra quelle dita lunghe e affusolate, lo spiava un occhio freddo, attentissimo.
Lalla si alzò ratta, con un piccolo grido.
—Madonna Santa!—esclamò Sandrino ritornando in sè.—Madonna Santa! che cosa ho fatto!… Perdoni, signora duchessina, perdoni il mio ardire, la mia sfrontatezza… perdoni; non ho detto che la testa mi gira?… che sto male?
Lalla non rispose più una parola, si serrò intorno la mantellina e lentamente si avviò verso il palazzo, seguita dal giovinetto così mortificato, paurosa, come avesse commesso una grave colpa. Egli non aveva coraggio nemmeno di aggiungere scuse alle scuse, e si sentiva agghiacciare pensando a tutto ciò che gli poteva accadere.—Che gli era mai saltato in testa? Offendere così la signorina che si fidava di lui, che si degnava di concedergli la propria confidenza, che si degnava di scherzare, di trattarlo, non come un inferiore, ma come un amico? In che modo gli era sembrato, come mai aveva creduto, aveva potuto supporre un sentimento che fra loro due sarebbe stato impossibile?… Eppure egli l'aveva veduta sorridere, arrossire, tremare… No, no; egli era ubriaco e chissà che cosa aveva veduto. La signora duchessina irritata, offesa da quel suo procedere, avrebbe riferito tutto alla duchessa Maria, ed egli finirebbe coll'essere scacciato dal Palazzo, e coll'essere disprezzato da tutti!—Con simili pensieri giunto sotto il portico, credeva morire dalla vergogna; e quando la Nena e la sposa, veduta la padroncina, le vennero incontro correndo, si sentì cascare il fiato. Ma Lalla disinvolta, chiamò le due ragazze per nome, colla sua voce chiara e rotonda, poi si fermò un istante e, voltandosi appena, mormorò piano a Sandrino:—Si ricordi, mi ha promesso di non ballar più colla signora Ottavia.
Sandro si fermò sbalordito; volle parlare, ma gli si chiuse la gola.
Intanto Lalla scherzava tranquillamente colla sposa e colla Nena, chiedendo conto della miss sparita dalla festa, e che tutti credevano in compagnia della signorina. Subito l'Ambrogio, il medico, il cuoco, e i due Frascolini andarono in cerca dell'istitutrice. A Sandrino non era parso vero di sottrarsi in tal modo alle domande e ai rimproveri dell'Ottavia ed alle occhiatacce scrutatrici della signora Veronica che, avendo notata l'inquietudine della rivale per l'assenza del giovanotto, provava in sè stessa un vivo piacere; piacere che poi crebbe, e di molto, quando li vide brontolare e bisticciarsi.