—Coraggio, coraggio—ripetè ancora don Gregorio, ma più a bassa voce.
Il duca Prospero li ebbe subito raggiunti, e salutata affettuosamente Maria, che rispose con un cenno del capo, entrarono insieme nel giardino.
—Abbracciate vostra moglie—disse don Gregorio al duca, che lo interrogava cogli occhi—essa vi ha perdonato.
Prospero Anatolio uscì in una esclamazione inarticolata di sorpresa e di gioia, e strinse forte la moglie contro il petto, baciandole la bocca e le guance.
Maria, dopo tanti anni, sentiva con disgusto l'alito caldo di un uomo bruciarle la faccia; le sembrò di esserne contaminata, di essere divenuta indegna dell'ideale purissimo, che ad onta della sua volontà e del suo sincero pentimento era ancora, era sempre vivo nel suo cuore, come le gemme del mare che l'onda in tempesta non frange, ma rende più vivide e scintillanti. Al duca tremavano le labbra, balbettava, e il volto pallido, scialbo, avrebbe mostrato ad occhi più esperti che non fossero quelli di don Gregorio, come non venisse solamente dal cuore tutta quella grande commozione. Ma don Gregorio, invece, ammirava Maria intenerito, e si sentiva contento come di un'opera buona e bella, della quale egli si sapeva artefice.
Di solito, Prospero, accompagnava il prete quando questi ritornava alla canonica; invece quel giorno non si mosse. Egli aveva bisogno di godersi tutta la dolce felicità della famiglia: voleva star colla moglie: sentiva di non poterla più abbandonare, e infatti, aspettò l'ora del pranzo passeggiando in giardino con lei, tenendola stretta al suo braccio, chiamandola con tutti gli sdolcinati nomignoli imparati già dalla de Haute-Cour. Ma a poco a poco egli si faceva più taciturno, fissava Maria divorandola cogli occhi; e da pallido diventava rosso in viso, con due chiazze accese che gl'infiammavano le guance agli zigomi. Pareva distratto, preoccupato, inebetito; di tanto in tanto si guardava intorno, inciampava; poi, con malizia premeditata, facendo alla moglie certi visacci che volevano essere sorrisi, la spinse, serrandola fianco a fianco, sotto un capanno fitto di convolvoli; e là dentro, abbracciandola e stringendola all'improvviso, di nuovo la baciò sulle labbra, sulle guance, sul collo.
—No, no, no…—supplicava la poveretta, tentando inutilmente di svincolarsi dalla stretta e di difendersi da quella bocca sgarbata.
—Sei… mia… a… adesso… mi hai pe…e…—e non riuscendo a finir la parola, e Maria piegando vivamente la faccia per ischivare il fiato che l'ammorbava. Prospero Anatolio le stampò un altro bacio, sopra l'orecchio, che la fece rabbrividire.
—Babbo!… Babbo!…—si udì gridare in quel punto da Lalla, che si avvicinava al capanno correndo.
—Lalla!—esclamò Maria; e adesso, al disgusto e alla collera aggiungendosi il timore di poter essere sorpresa dalla propria figliuola, respinse il duca, facendolo rinculare d'un passo.