L'arrivo del signor duca e il pellegrinaggio alla Madonna di Valsanta avevano messo Sandro di cattivo umore. Egli aveva aspettata la signorina nel tinello, senza poterla vedere, e dal modo col quale invece vide miss Dill uscir dalla sala da pranzo, e correre in un canto a confabulare con don Vincenzo, indovinò subito, con una stretta al cuore, che doveva essere accaduto qualche cosa di nuovo e di grave.

Le angoscie dell'incertezza, l'ansietà mortale dell'attendere invano, i mille sospetti, le mille paure della sua ombrosità di amante povero e geloso, lo avevano fatto montare in bizza con tutti, e più di tutti con Lalla, contro la quale sovente, sentiva sorgere, dentro di sè, un impeto di ribellione, che per altro si acquetava subito, appena la signorina gli fissava addosso gli occhi penetranti, con quel suo fare tra la superbietta e la canzonatura.

Egli pensava, arrovellandosi, che la divina fanciulla avrebbe potuto mostrarsi almeno un istante, per rassicurarlo, non fosse altro con uno sguardo, e… e invece nulla… Non si era mossa; lo aveva dimenticato solo, come un cane, fra il cuoco, Lorenzo e le serve che sonnecchiavano.

—Ma è tempo di finirla, sacrablù, colle albagìe aristocratiche!… È la mia amante, alla fine, è roba mia!… Oh, se mi stuzzica gliela voglio cantar chiara!…—Ma quando la Nena, più tardi, gli restituì L'affaire Clemenceau «da parte della padroncina», Sandro si calmò subito e, dimenticando ogni amarezza, corse a rinchiudersi nella sua cameretta, affannandosi a mettere insieme le parole segnate nel libro.

Cara quella sua Lalla!… era sempre buona con lui; era un angelo vero, del Paradiso!…

Ma poi, a mano a mano che andava copiando le parole sopra un foglietto di carta, egli si fece pallido e tremante:

—Dio, Dio, Dio santo!

Ti aspetto questa sera tardi,—diceva Lalla,—ho un gran dolore da confidarti; non fo altro che piangere; sta ben attento che non ti veda nessuno.

Mille timori, mille sospetti, balenarono a un tratto nella mente di Sandrino; poi gli rimase un timore, un sospetto solo, ma terribile: il duca era venuto a portare una proposta di matrimonio per Lalla.

Allora fu preso da una febbre ardente che gli avvelenava il sangue, che gli dava fuoco al cervello. Era una folla, una ridda d'immagini strane e terribili; e in quella lotta, e nell'abbattimento profondo che la seguiva, i sensi vincevano e offendevano ogni poesia del suo cuore.