NARTICOFORO. Ah, gentiluomo—ti vo' comporre un ottastico di versi scazonti, coriambici, anapestici, proceleusmatici, e vo' che dichino ne' capiversi il tuo nome,—non far ch'io vápuli come un putto!
ESSANDRO. Ti vo' proprio vapular come un putto.
NARTICOFORO. Avertite che fate falso latino: ché «vapulo» est verbum deponens, idest quod deponit significationem activam et retinet passivam: però «ego vapulo», io son battuto; non «vapulo», io batto.
ESSANDRO. Tu stai a cavallo e impari lo falso latino a me! Ma questa mattina io ti ho dato lo latino; e adesso vo' che lo facci a cavallo, e voglio che numeri le bòtte con la tua bocca, e come fai errore, cominciarò da capo.
NARTICOFORO. Fermate, di grazia; non cominciate ancora. Come volete che numeri, adverbialiter: semel, bis, ter; overo numeraliter: unus, duo, tres; overo ordinaliter: primus, secundus, tertius?
ESSANDRO. Non tante parole: stendi le gambe; se non, che te le farò tener da un fachino.
NARTICOFORO. Fate almeno che mi reminisca l'interiezioni dolentis.
ESSANDRO. Taf.
NARTICOFORO. Heu, unus!
ESSANDRO. Taf.