GERASTO. Ah, ah, ah!

NARTICOFORO. Ah, ah, ah!

FACIO. Voi forse ridete di me?

NARTICOFORO. Anzi, noi ci ridemo di noi stessi. A costui ha dato ad intendere ch'era me, a me ch'era costui: e cosí ha sicofantati tre.

GERASTO. Di piú, ha portato un mostro in casa con dir ch'era Cintio suo figliuolo: io ho tenuto voi per pazzo, non conoscendovi; poi, m'ave inviato un giovane, che questi diceva mal di me: ed è stato cagion, penso, d'azzuffarci insieme.

FACIO. Che si fará dunque delle mie vesti?

GERASTO. Io arò pensiero di ricovrarle da lui, inviarvele in vostra casa; che se ben egli ingannandovi ve l'ha promesse da mia parte, or che stimo lui un tristo, ve le prometto da senno, che vo' un poco informarmi del tutto.

FACIO. Dunque io vi cerco perdono se sono troppo con voi trascorso in parole.

GERASTO. Dove è Cintio vostro figliuolo?

NARTICOFORO. L'ho lasciato nel diversorio. Io nol condussi meco, perché il mio servo mi referí che voi l'avevate extruso di casa, con dirgli che Narticoforo era prima giunto.