PANURGO. Ascolta fin al fine.
ESSANDRO. Non posso ascoltare, perché attendo al fatto mio.
PANURGO. Questi sono i fatti tuoi.
ESSANDRO. I miei fatti sono annodarmi un capestro al collo e strangolarmi.
PANURGO, Ascolta, dico.
ESSANDRO. Il mal cresce, la speranza è mancata, il disio è fatto maggiore, il consiglio disperso: non ascolto piú niuno, ragiono con la morte che sotto varie imagini mi scorre dinanzi. Giá è persa la medicina che sola mi poteva recar salute; molte vane speranze m'han lusingato fin qui; or pongo fine allo sperare, non ingannare piú me stesso.
PANURGO. Vòlgeti a me.
ESSANDRO. Ho annodata la fune e or me l'adatto al collo.
PANURGO. Chi t'ave imparato, il boia?
ESSANDRO. La disperazione! Vuoi tu alcuna cosa dall'altro mondo?